“Le cose belle sono arrivate tutte dopo i 40 anni. Piango molto, piangere è una cosa molto virile”: le confessioni di Edoardo Leo
“Le cose più belle mi sono accadute tutte dopo i 40 anni”. Edoardo Leo, 53 anni, lo dice chiaramente nell’intervista rilasciata a Vanity Fair, ripercorrendo carriera, scelte personali ed emotive. A partire dal rapporto con il pubblico, rispetto al quale chiarisce di non aver mai cercato una lettura univoca della propria identità: “Forse non mi sento capito, ma semplicemente perché il mio obiettivo non è mai stato farmi capire. Non mi sono mai raccontato e ho sempre tenuto la mia vita privata fuori da tutto. Credo che meno cose si sappiano di un attore, più il pubblico possa immaginarselo diversamente sulla scena”.
Nonostante la forte presenza nel cinema italiano degli ultimi anni — sei film distribuiti tra il 2024 e il 2025 — Leo ammette di temere l’eccessiva esposizione: “Forse segretamente da adolescente volevo essere visto. Senza però riuscire a confessarlo mai perché poi, in realtà, provavo a essere il più invisibile possibile. È una cosa che continuo a portarmi dietro: mi piace molto essere visto attraverso il mio lavoro ma, allo stesso tempo, per molti versi della mia vita provo a passare inosservato. Parlo pochissimo di me, vado in tv e faccio interviste solo ed esclusivamente quando devo promuovere un film: sono più attento alla promozione di quello che faccio che alla promozione di me stesso. Credo di portarmi dietro questa contraddizione da quando sono adolescente”.
Alla parola “successo” Leo attribuisce un significato preciso e concreto: “La parola successo è una parola piena e vuota di tante cose. Per me coincide con il poter scegliere: per molto tempo nella mia vita non ho potuto farlo, mentre ora ho la facoltà di opzionare i film o le serie che mi vengono proposte. Poter scegliere io della mia vita è quello che chiamo successo”. Una libertà che convive però con un carattere riservato: “Chi ha un senso del pudore molto forte, come me, a volte soffre l’esposizione. Ecco perché tra un film e l’altro sparisco”.
Il passaggio più netto riguarda il rapporto con il tempo e con l’età. Leo racconta di aver vissuto i venti e i trent’anni in modo difficile: “Le cose più belle mi sono accadute tutte dopo i 40. Ho passato i miei venti e trent’anni, fino quasi ai quaranta, in maniera molto tormentata: non mi sentivo realizzato, non stavo bene e non ero in pace con la scelta di fare questo mestiere“. Al contrario, dice, dopo i quaranta le cose sono cambiate: “Le cifre tonde mi hanno dato più soddisfazione. Per questo non ho così tanta paura di quello che verrà dopo”.
Sul piano emotivo Leo parla apertamente del pianto, soprattutto da quando è padre: “Piango sempre di più. Più diventi vecchio e più si toglie il tappo dell’emotività”. E rivendica una posizione netta: “Dobbiamo cominciare a far passare il concetto che piangere è una cosa molto virile. Piangere di fronte a una cosa bella è una cosa da maschio”. Racconta anche un episodio personale: “L’anno scorso mi sono fatto un pianto al concerto di Bruce Springsteen. Quando canta di libertà, di democrazia e di amori perduti non ce n’è per nessuno”.
Diverso, invece, il rapporto con la rabbia: “È un sentimento che non mi appartiene tanto“. Nei momenti difficili, spiega, ha provato a non trasformare i fallimenti in accuse verso gli altri: “Fallire mi ha portato a fare un ragionamento su me stesso e capire dove potevo migliorare“. Alla domanda se provi rancore verso chi lo ha ostacolato risponde senza esitazioni: “Zero. Né per chi mi ha ostacolato né per chi mi ha deriso”. E aggiunge: “Trasformare il senso di rivalsa in un motore positivo mi ha migliorato come artista e come persona”.
Infine l’amore, che Leo definisce il sentimento centrale della vita: “Se continuiamo da migliaia di anni a interrogarci sull’amore, vuol dire che è e sarà sempre il sentimento centrale”. Un amore che oggi riguarda il lavoro, gli amici e i figli: “Provo un grande amore per il mestiere che faccio, per i miei amici e naturalmente per i miei figli”. E che, dice, si manifesta spesso attraverso gesti semplici: “La prima cosa che facciamo quando ci innamoriamo di qualcuno è dedicargli una canzone. Quando regali una canzone, quella persona si sente amata di più”.
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