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Paolo De Chiesa: “La mia ex mi ha sparato in faccia, sono vivo per miracolo. Ho mentito per coprire tutti e per tre anni ho vissuto nell’incubo”

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Un anno dopo aver rotto un silenzio durato più di quarant’anni, Paolo De Chiesa torna a raccontare lo sparo che gli ha cambiato la vita. Se dodici mesi fa, al Corriere del Trentino, l’ex campione di sci e storico commentatore Rai aveva ammesso di aver “insabbiato tutto e coperto tutti”, oggi, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ricostruisce nei dettagli quella notte dell’ottobre 1978 che interruppe bruscamente la sua carriera agonistica.

All’epoca De Chiesa aveva 22 anni ed era uno dei talenti più brillanti dello sci mondiale. “Ero fidanzato da quattro anni con una ragazza di Cortina, ma il nostro amore stava finendo. Scoprii solo dopo che aveva una storia con un pilota di motocross”, racconta. La sera dello sparo si trovavano a cena a casa di amici, vicino a Busto Arsizio. “Avevo deciso di chiudere, aspettavo la fine della serata per dirglielo. A tavola c’era un tizio che non conoscevo, che a un certo punto tirò fuori una pistola e la mise sul tavolo”. Un’arma vera, carica. “Era una Smith & Wesson calibro 38, un’arma devastante. Gli dissi di non fare lo stupido e di metterla via. Solo dopo scoprii che era il fratello di quel pilota di motocross”. De Chiesa, allora nella Guardia di Finanza, capì subito il pericolo. “Conoscevo le armi, ci stavo attento. Ma la mia ragazza prese in mano la pistola e mi disse: ‘Che, hai paura?’”.

Un attimo dopo, lo sparo. “La padrona di casa mi chiamò, io mi girai, e quel piccolo spostamento mi ha salvato la vita. Perché la mia ragazza mi ha sparato in faccia”. La pallottola gli attraversò il lato sinistro del collo, sfiorando punti vitali. “Era passata a quindici millimetri dalla carotide e a quattordici dalla spina dorsale. Sono vivo per miracolo”. Il ricordo di quei minuti è ancora vivido: “Portai la mano sinistra alla nuca e la ritirai sporca di sangue. Mi accasciai a terra, realizzai che avevo un foro nel collo. Mi si fermò il respiro e pensai: sto morendo”. Fu lui stesso a mettersi in macchina per raggiungere l’ospedale di Gallarate. “Entrai al pronto soccorso urlando: ‘Aiutatemi, mi hanno sparato, sto morendo!’”.

Come già raccontato un anno fa, De Chiesa scelse di coprire tutto. Al poliziotto che lo interrogò al risveglio disse che “era partito un colpo mentre stavo pulendo la pistola”. Una versione che nessuno approfondì davvero: “Mi rispose: ‘Sono convinto che qualcuno le abbia sparato e lei ora lo voglia coprire. Ma siccome dall’alto arriva l’ordine di chiudere il caso, faccio finta di non capire’”.

Da quel momento iniziò una discesa lunga e dolorosa. “La versione ufficiale parlava di un esaurimento nervoso. E io stavo male davvero. Non riuscivo più a parlare, a studiare, a dormire; figuriamoci ad allenarmi”. Perse dodici chili e si allontanò dalle gare di sci. “Il momento peggiore era la notte: incubi, angoscia, emicranie. Ti giri e ti rigiri fino a entrare in una specie di limbo. Poi il dolore torna, lacera, toglie il respiro”. Una condizione che oggi De Chiesa chiama senza esitazioni con il suo nome: “Si chiama sindrome da stress post-traumatico. Parli e ti sembra che stia parlando un altro. Ti isoli dal mondo. Ero ridotto a una larva d’uomo”. Per tre anni visse con una paura che non conosceva: “Mi ritrovavo a pensare: meglio morire che vivere così”.

La risalita fu lenta: “Nessuno sapeva cosa mi era capitato, non volevo che pensassero che fossi finito”. Nel dicembre 1981, più di tre anni dopo lo sparo, arrivò il ritorno sul podio in una gara di Coppa del Mondo di sci: terzo a Madonna di Campiglio, alle spalle di Stenmark e Phil Mahre: “Sul podio mi sciolsi in un pianto liberatorio, tra le braccia di Piero Gros”. Un anno dopo aver raccontato per la prima volta quella vicenda, Paolo De Chiesa aggiunge nuovi dettagli a una storia rimasta troppo a lungo sepolta. E ribadisce il peso di una scelta che ancora oggi lo accompagna: “Non feci denuncia, non volli rovinarle la vita. Ma quella notte ha rovinato la mia”.

L'articolo Paolo De Chiesa: “La mia ex mi ha sparato in faccia, sono vivo per miracolo. Ho mentito per coprire tutti e per tre anni ho vissuto nell’incubo” proviene da Il Fatto Quotidiano.







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