“Francesi, occhio alla tassa patrimoniale”: un dossier ricorda le conseguenze economiche negative
Sin dall’istituzione della tassa patrimoniale, la Francia non si è mai arricchita. Anzi, ha subito perdite economiche. A renderlo noto è il quotidiano francese Le Figaro, che ha citato un rapporto dell’Istituto economico Rexecode, secondo cui “il mancato gettito fiscale” generato dall’imposta ” raggiungerebbe i 9 miliardi di euro, a fronte di un incasso che varia dai 2 ai 5 miliardi di euro a seconda dell’anno”. Invece, “la perdita di reddito nazionale ammonterebbe a una cifra compresa tra 0,5 e 1 punto percentuale del Pil”. Già nel 2015, Rexecode aveva avvisato che l’imposta sul patrimonio aveva portato a una perdita cumulativa di PIL di 45 miliardi di euro in 30, a causa dell’allontanamento degli imprenditori. Non a caso, il Parlamento francese ha respinto la proposta della “Tassa Zucman” sui patrimoni superiori ai 100 milioni.
“Francesi, occhio alla tassa patrimoniale”, un dossier smentisce “la cura economica”
La Francia, per sua sfortuna, vanta una corposa tradizione in materia di imposte sulla ricchezza, con una prima introduzione che risale al 1982, quando all’Eliseo c’era François Mitterand. “Il bilancio di questi quarant’anni è semplice: l’imposta patrimoniale ha fallito su tutti i fronti”, ha spiegato Michel Didier, consulente scientifico di Rexecode e autore del rapporto economico. Poi ha aggiunto: “La cosa peggiore è che era prevedibile. Un rapporto presentato a Raymond Barre alla fine degli anni ’70 prevedeva che l’istituzione di una tassa del genere avrebbe comportato gravissimi svantaggi economici, bassi introiti e un impatto minimo sulla riduzione delle disuguaglianze. È esattamente quello che è successo”.
Cosa comporta una misura del genere?
Il rischio che comporta una tassa patrimoniale riguarda “l’esilio fiscale” delle persone più abbienti. “I più ricchi sono per natura una popolazione mobile”, ha evidenziato Alain Jouen, socio responsabile del dipartimento fiscale del ministero degli Affari esteri francese. Tra l’altro, come ha spiegato l’esperto finanziario Michel Didier, “quando i principali azionisti di un’azienda vanno all’estero, si nota un calo medio del valore aggiunto dell’impresa”. Dunque, la “cura economica” proposta dall’economista Gabriel Zucman, con il supporto della sinistra francese, si è rivelata fallimentare non sono nei palazzi istituzionali, ma anche tra gli studiosi della storia economica.
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