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Strage di Crans-Montana, il governo italiano: “Ambasciatore tornerà in Svizzera se autorità collaboreranno”

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La partita diplomatica tra Italia e Svizzera è ancora aperta. Il governo italiano pone una condizione chiara per il ritorno in Svizzera dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, gestore del locale Le Constellation di Crans-Montana, dove il 1 gennaio 2026 un devastante incendio è costato la vita a 40 persone, tra cui sei giovanissimi italiani. In una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha dichiarato che il rientro dell’ambasciatore sarà possibile solo se le autorità svizzere daranno seguito a una collaborazione effettiva con l’Italia per le indagini sulla strage, includendo la creazione di una squadra investigativa comune. E in questo senso va la richiesta della procura di Roma – tramite rogatoria – di inviare investigatori della Squadra Mobile.

Il governo italiano ha espresso indignazione per la decisione del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion, che ha scarcerato Moretti dopo il suo arresto avvenuto il 19 gennaio, fissando una cauzione di 200.000 franchi. L’Italia ha chiesto che venga fatta piena luce su quanto accaduto, e che la memoria delle vittime non venga offesa da decisioni che rischiano di compromettere l’integrità delle indagini.

Il ruolo dell’ambasciatore Cornado e le richieste italiane

In seguito alla scarcerazione di Jacques Moretti, l’ambasciatore Cornado è stato ricevuto a Roma dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, accompagnato dal sottosegretario Alfredo Mantovano e dall’Avvocato Generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. Durante l’incontro, è stato deciso di subordinare il ritorno dell’ambasciatore a una concreta azione di collaborazione da parte delle autorità svizzere. Cornado, parlando a Rai1, ha spiegato che la reazione delle autorità svizzere alle proteste italiane è stata di “sorpresa e sgomento“. Ha aggiunto che, nonostante i tentativi di mettersi in contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, le sue richieste di incontro sono state respinte, con la giustificazione che non voleva subire “pressioni” dall’Italia. Una posizione che è stata più volte espressa dai legali dei due indagati.

Critiche alle indagini svizzere e gestione del caso

Le critiche italiane riguardano anche la gestione iniziale dell’indagine da parte delle autorità svizzere. Cornado ha sottolineato che la decisione di arrestare Jacques Moretti solo dopo nove giorni e la mancanza di perquisizioni tempestive al suo domicilio, nonché il mancato sequestro del suo cellulare e dei documenti presso il Comune di Crans-Montana, hanno “favorito l’inquinamento delle prove”. La giustizia svizzera è stata accusata di non aver agito con la necessaria urgenza in un caso così grave, rischiando di compromettere il corso dell’inchiesta. Una posizione che è sostenuta da tutti gli avvocati di parte civile che hanno presentato anche una istanza di ricusazione contro la procura di Sion, segnalando una serie di “violazioni procedurali”

La cauzione di 200.000 franchi e gli indennizzi alle vittime

Un altro punto di frizione tra Italia e Svizzera riguarda la cauzione di 200.000 franchi fissata per il rilascio di Jacques Moretti. Cornado ha dichiarato che tale somma corrisponde esattamente agli indennizzi previsti per ciascuna delle vittime del rogo, sottolineando come la vita delle 40 vittime “vale quanto la libertà di Moretti”. Inoltre, la cauzione è stata pagata da un “donatore misterioso”, il che solleva ulteriori interrogativi sulla trasparenza della procedura.

La situazione è ulteriormente aggravata dalle dichiarazioni di Jacques Moretti, che durante l’interrogatorio ha fornito una versione dei fatti che solleva dubbi sulla gestione della sicurezza nel locale. Ha sostenuto – contro ogni fatto – che tutte le norme di sicurezza fossero rispettate, è emerso che alcune uscite di sicurezza erano bloccate e che la schiuma fonoassorbente nel locale, che ha preso fuoco, potrebbe essere stata contaminata da alcol. Jacques Moretti anche dichiarato di essere una “vittima” e di aver fatto tutto quello che si doveva per la sicurezza. Anche la moglie Jessica Maric nel suo interrogatorio non ha fatto altro che scaricare le presunte responsabilità sugli altri.

L'articolo Strage di Crans-Montana, il governo italiano: “Ambasciatore tornerà in Svizzera se autorità collaboreranno” proviene da Il Fatto Quotidiano.







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