Gauff: “Oggi non funzionava niente, ma è stato anche merito di Elina”
Tanta frustrazione per Coco Gauff dopo la netta sconfitta nei quarti contro Elina Svitolina:
D: Coco, una partita dura oggi. Dacci le tue impressioni generali sul match e su come ha giocato Elina.
COCO GAUFF: Sì, ha giocato davvero bene e, purtroppo, di solito quando le altre alzano il livello riesco ad alzare il mio, e oggi non l’ho fatto. Devo capire come fare in modo che non succeda di nuovo.
D: Come hai detto, lei ha giocato molto bene oggi, ma non è stata la tua giornata migliore. Quando hai capito che per te non stava funzionando? Immagino che tu abbia provato a far girare la partita, ma a un certo punto ti è stato chiaro che oggi non c’era?
COCO GAUFF: Direi a metà del secondo set. A volte perdi un set 6-1 e ti dici “ok, resettiamo”. Poi sul 3-0 sono stata contenta di aver tenuto quel game. Sentivo che tutte le cose che di solito mi riescono bene oggi non mi riuscivano. Il rovescio non funzionava, il dritto non funzionava davvero, le risposte nemmeno. Ci sono state molte cose che non sono andate bene oggi. Do merito a lei, perché mi ha costretta a giocare così. Non è che mi sono svegliata e “sì, oggi è una brutta giornata”, ma spesso le brutte giornate sono causate dall’avversaria, e lei ha fatto bene. Di solito riesco almeno a lottare per rendere il punteggio più equilibrato, e poi non si sa mai, magari arrivano i nervi per lei o qualcosa del genere. Oggi non sono riuscita a farlo.
D: Si vedeva la tua frustrazione in campo. Quando non hai il tuo tennis migliore, che cosa provi mentalmente ed emotivamente?
COCO GAUFF: Onestamente dopo il primo set ero ancora ottimista. Avevo già giocato due partite al terzo set questa settimana. Ovviamente vuoi vincere il primo set quando sei in un quarto di finale, ma non potevo cambiarlo, quindi emotivamente credo fosse solo frustrazione, e si è visto. Ho cercato il più possibile di essere positiva, ma sentivo che in quel momento niente stava funzionando per me. È frustrante quando sei in campo e senti che i tuoi punti di forza non stanno facendo la differenza.
D: Sembrava che tu o il tuo team aveste fatto qualche calcolo sbagliato con le corde, mandando alcune racchette a cambiare. Cosa è successo esattamente? E quando stavi attraversando quella frustrazione, cosa ti diceva il tuo angolo? Che tipo di scambi avevate, cosa chiedevi e cosa ricevevi come risposta?
COCO GAUFF: Non è stato un errore di calcolo. Stavo giocando con la tensione che uso normalmente. Oggi era un po’ strano cercare di capire come volevo che fossero incordate, perché ho saputo che il tetto sarebbe stato chiuso solo un po’ più tardi. Immaginavo che lo avrebbero chiuso, ma non ne hai la certezza. Non avevo mai giocato con il tetto chiuso, quindi non sapevo come sarebbe stato. Mi è sembrato che la palla fosse più lenta. Ho giocato soprattutto di giorno, con il tetto aperto e con condizioni calde, quindi ho pensato di dover scendere un po’ con la tensione. Ma non è stato un errore di calcolo e non credo che sia il motivo per cui ho perso oggi. Non sono molto esigente con le racchette. Era solo una cosa del tipo “non mi sento bene, cosa posso cambiare che sia sotto il mio controllo”, e la tensione è una di quelle cose che ho pensato di modificare per vedere se poteva aiutarmi. Ma non credo sia stato il motivo per cui ho giocato così oggi.
D: E cosa stavi chiedendo al tuo angolo, e cosa ti dicevano?
COCO GAUFF: Chiedevo se stessi giocando male o sbagliando scelte, semplicemente chiedevo consigli. Ovviamente lei stava giocando bene e io no, quindi mi dicevano di mirare a bersagli più grandi, di giocare più al centro. Però sentivo che giocare al centro contro di lei non funzionava, perché tirava vincenti. È stata semplicemente una giornata storta.
D: Dopo la partita è uscito un video in cui spacchi la racchetta fuori dal campo. Può capitare, ma sono curioso: ti è già successo altre volte?
COCO GAUFF: Sì, ho cercato di andare in un punto dove non ci fossero telecamere.
D: Ormai sono ovunque, giusto?
COCO GAUFF: Sì, ho un po’ un problema con le riprese televisive in certi momenti. La stessa cosa è successa con Aryna dopo che l’ho affrontata in finale allo US Open. Penso che non sia necessario mandare in onda certi momenti. Ho cercato di andare in un posto dove pensavo non ci fossero camere, perché non mi piace rompere racchette. Però ho perso 6-1 6-2. Avevo già rotto una racchetta nei quarti o negli ottavi del Roland Garros, se non sbaglio, e avevo detto che non l’avrei mai più fatto in campo, perché non credo sia una buona rappresentazione di me. Ho provato ad andare dove pensavo che non l’avrebbero ripreso, ma ovviamente l’hanno fatto. Forse si possono aprire delle conversazioni su questo, perché mi sembra che in questo torneo l’unico posto davvero privato che abbiamo sia lo spogliatoio.
D: Visto quello che hai appena detto, pensi che in parte possa essere anche sano sfogarsi così, spaccando una racchetta e voltare pagina con la sconfitta? Ti aiuta ad andare avanti?
COCO GAUFF: Sì, decisamente. Io mi conosco e non voglio sfogare la rabbia sul mio team. Sono brave persone, non se lo meritano, e io so di essere emotiva. Quindi mi sono presa un minuto per andare a farlo. Non penso che sia una cosa negativa. Come ho detto, cerco di non farlo in campo davanti ai bambini e cose del genere, ma so che devo lasciare uscire quell’emozione. Altrimenti divento irritabile con le persone che mi circondano, e non voglio che succeda, perché, come ho detto, non se lo meritano. Hanno fatto del loro meglio, io ho fatto del mio, e ho solo bisogno di sfogare la frustrazione.
D: Coco, chiaramente non è stata la tua giornata migliore, e lei cresceva in fiducia man mano che la partita andava avanti, colpendo sempre più forte. È una giornata da “cancellare dall’hard disk” o qualcosa da analizzare? Puoi valutare il tuo livello in questo torneo?
COCO GAUFF: Non lo so, non ho ancora la risposta a questa domanda. Subito dopo la partita stavo analizzando, guardando le statistiche. Ho messo il 70% di prime in campo e ho vinto il 40% di quei punti, e questa è una cosa che per me non può succedere in futuro. Non è una di quelle giornate che penserò continuamente la prossima volta che giocherò, però devo comunque imparare dall’esperienza dal punto di vista mentale, su come reagire meglio quando le cose non vanno. Anche la mia partita alla United Cup è stata molto simile, non è stata una buona giornata per me e non sono riuscita a trovare una soluzione. Sono stata fortunata a portare a casa il secondo set in quel caso. Devo capire quali sono magari tre cose su cui concentrarmi quando sento di non essere al meglio, perché succederà di nuovo. Il torneo dura due settimane. Alcune giocatrici giocano bene per tutte le due settimane, ma ci sono state tante partite di Serena in cui lei non giocava bene, riusciva comunque a cavarsela e poi vinceva il titolo. Devo capire come superare queste giornate storte.
D: Guardando il tuo torneo, è chiaro che oggi è un giorno che vorresti metterti alle spalle, ma se pensi alle altre tre o quattro partite che hai giocato, mi è sembrato che il servizio sia stato un passo nella direzione giusta, anche nel modo in cui lo stai costruendo. Hai vinto alcune partite col servizio e servendo bene nei momenti importanti. Quanto ti dà fiducia questo aspetto, considerando che è un’area su cui lavori da sei mesi? Quanto ti incoraggia questo torneo nel riuscire a farlo più spesso?
COCO GAUFF: Penso che sia un passo nella direzione giusta. Ci sono sicuramente aspetti positivi da prendere, soprattutto dalla partita contro Karolina. In quel momento è stato sicuramente un game in cui di solito avrei fatto un paio di doppi falli. Quindi ci sono dei punti positivi. Il mio servizio è dove vorrei che fosse? No. Ho servito bene in alcune partite, ma oggi è uno di quei giorni in cui vorrei che il servizio fosse il colpo in grado di tirarmi fuori dai guai. Posso comunque guardare a questo torneo e dire che il servizio è migliorato. Spero che la tendenza continui verso l’alto. Sento che stiamo lavorando sulle cose giuste. L’obiettivo era rendere la seconda più affidabile, e lo è sicuramente di più, ma voglio continuare su questa strada e poi rendere la prima più aggressiva. L’ho usata bene in certi momenti nelle partite precedenti, ma vorrei farlo in modo più costante.
