Scappa da casa e dal vicino violento: «Devo tornare per delle visite ma ho paura»
Albuzzano. Quando aveva deciso di lasciare casa sua, dopo una serie di aggressioni verbali e fisiche subite da un vicino, Luca Puci, 49enne con disabilità, non sapeva per quanto sarebbe stato lontano. Aveva preparato un borsone di corsa e se n’era andato di fretta perché non sosteneva più la paura. Non si aspettava però che a tre settimane di distanza la situazione sarebbe rimasta la stessa. «Ho denunciato da venti giorni. Per la mia condizione fisica (Puci ha una protesi al posto della gamba sinistra, ndr) il mio caso viene trattato come un codice rosso, quindi l’iter dovrebbe essere accelerato – spiega l’uomo –, ma non ho avuto nessuna notizia. Ho bisogno di tornare perché devo fare delle visite, ma soprattutto perché ho il diritto di vivere nella casa di mia proprietà senza paura».
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Per Puci i problemi sono iniziati nei primi giorni dell’anno. Fino a quel momento lui e il vicino di casa 20enne erano sempre andati d’accordo: «Lui viveva una situazione difficile e io che ho quasi trent’anni in più ho sempre cercato di dargli una mano. Ero forse l’unica persona con cui si confidava, l’ho aiutato a cercare lavoro e lui si è sempre dimostrato tranquillo ed educato nei miei confronti».
A dicembre il vicino aveva dato i primi segnali di nervosismo, ma senza mai prendersela con Puci. «Il proprietario del suo appartamento, in cui era in affitto, voleva sfrattarlo. Lui dava colpa agli altri inquilini, ha litigato con tanti e iniziato a dare fastidio per i corridoi, infatti uno degli abitanti del palazzo se n’era già andato a fine anno per i suoi comportamenti».
Col nuovo anno invece anche Puci è stato accusato di aver “sbugiardato” il vicino al proprietario di casa per farlo sfrattare. «Tra il 5 e il 6 gennaio sono diventato la vittima principale. Prendeva a calci il muro e la porta di casa mia da fuori, mi ha rotto sia il campanello che lo spioncino. Intanto mi mandava messaggi scritti e vocali intimidatori, voleva soldi da parte mia. Era una tortura. Poi il 7 gennaio ho trovato la mia auto sporca di ketchup e con dei rifiuti lasciati sul cofano, mentre lui continuava a insultarmi per messaggio. Ho chiamato i carabinieri, che gli hanno detto di lasciarmi in pace ma se ne sono andati perché senza una denuncia non potevano fare molto».
Il giorno dopo dal buco dello spioncino rotto il vicino ha svuotato in casa di Puci un estintore. «Mi sono rifugiato in balcone e poi ho richiamato i carabinieri, lì è scattato il codice rosso. Lui però continuava a insultarmi anche davanti a loro. Poi il giorno dopo mentre rientravo in casa, accompagnato da un vicino per la paura, ha provato a colpirmi con un pugno. Non ci è riuscito solo perché si è messo in mezzo il vicino che era con me. È stato il momento in cui ho deciso di andarmene». Erano venti giorni fa, ma Puci ancora oggi non sa quando potrà tornare a casa sua.
