Ice, sinistra smemorata. L’accordo Italia-Usa sul contrasto alla criminalità è del 2014, porta la firma di Renzi e Napolitano
Udite udite. A ratificare un accordo bilaterale Italia-Usa per la prevenzione e il contrasto alla criminalità e al terrorismo (aprendo le porte all’Ice) fu il governo di Matteo Renzi con Giorgio Napolitano al Colle. Correva l’anno 2014. Proprio così. Chi oggi si straccia le vesti accusando il governo Meloni di intelligenza con il nemico (Trump) sul dossier Ice alla vigilia del taglio del nastro di Milano-Cortina dovrebbe riguardarsi la storia. E magari tacere invece di gridare all’untore. Polemica pretestuosa quella delle opposizioni anche perché – come sottolineato dal Viminale – in Italia per rinforzare il dispositivo di sicurezza della delegazione Usa non saranno gli agenti dell’Ero, coinvolti nelle uccisioni di civili a Minneapolis. Ma gli analisti dell’altra branca di Ice, l’Homeland Security Investigations.
Ice, fu il governo Renzi a ratificare l’accordo Italia-Usa
La collaborazione dell’Italia con l’Ice (Immigration and Customs Enforcement) non è una novità del governo Meloni ma viene da lontano. A definirla è una legge del 3 luglio 2014, quando a Palazzo Chigi c’era Matteo Renzi. Su quell’atto, oltre a quella di Renzi, ci sono le firme dell’allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano, del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, del Guardasigilli Andrea Orlando e del ministro degli Esteri Federica Mogherini. E pensare che l’ex ministro della Giustizia, di provata fede dem è tra i più scatenati contro l’Ice. “La presenza dell’Ice non è compatibile né con la cultura costituzionale del nostro Paese né con l’appuntamento che si celebrerà”, scrive Orando sui social.
L’accordo di Berlusconi del 2009 non prevedeva strutture parallele
L’atto del 2014 segue alla ratifica di un primo accordo sotto il governo Berlusconi nel 2009. Quest’ultimo prevede “scambio e raffronto automatizzato”, caso per caso, “dati dattiloscopici e profili Dna” per indagini e prevenzione; “trasmissione di dati personali solo in presenza di riscontri e nel rispetto delle leggi nazionali”; compresi “limiti rigorosi all’uso dei dati”. Ma anche “obblighi di sicurezza, tracciabilità, cancellazione e tutela della privacy”. La formula è quella classica solenne degli atti internazionali ma non è un protocollo tecnico. È un accordo politico fra due governi. E non incide, come viene precisato testualmente, “sulle procedure di assistenza giudiziaria internazionali vigenti”.
La legge numero 99 firmata dal presidente Napolitano
L’accordo resta nel cassetto in attesa dell’approvazione del Parlamento. Diventa legge nel 2014. Non con un decreto o con un atto amministrativo, ma con una legge dello Stato. Il 3 luglio 2014 viene promulgata la Legge numero 99. Si autorizza la ratifica e si dispone la piena esecuzione dell’accordo firmato cinque anni prima. Il testo è secco: “Il presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’accordo sancito a Roma il 28 maggio 2009”. E ancora: “Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo a decorrere dalla data della sua entrata in vigore”. L’intesa che Renzi ratificò con quella legge prevedeva, tra l’altro, lo scambio di profili biometrici e impronte digitali. E a occuparsi sul fronte Usa di quel patto di cooperazione era, appunto, l’Ice.
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