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Январь
2026

In migliaia per Askatasuna a Torino, dopo il corteo scattano gli scontri: lancio di bombe carta e cassonetti in fiamme, sei feriti

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Migliaia di persone hanno marciato pacificamente per le strade del centro di Torino, per protestare contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, rimasto attivo per quasi trent’anni prima dello sgombero a fine 2025. Secondo gli organizzatori, i due cortei provenienti da Porta Susa e da Porta Nuova, insieme a quelli partiti dalla sede delle facoltà umanistiche occupata, Palazzo Nuovo, hanno riunito in tutto da circa 50mila persone. Per la questura gli attivisti presenti erano invece 15mila. Dopo avere seguito il percorso prestabilito, il corteo si è disperso senza tensioni. Nel frattempo, però, poche centinaia di attivisti, dotati di casco, alcuni anche di maschere antigas e di mascherine, sono andati una parte verso la sede del centro sociale e un’altra parte verso il campus universitario Einaudi, scatenando gli scontri con la polizia. Scontri durissimi, con uso di bombe carta e altre armi artigianali: i manifestanti hanno anche appiccato vari incendi, dando alle fiamme anche un blindato della polizia. Si contano per il momento sei feriti.

Gli scontri con la polizia

A provocare gli scontri, scrive l’Ansa, sono stati gruppi di autonomi e di anarchici: hanno iniziato a lanciare bombe carta e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine in corso Regina Margherita, dove al numero 47 c’era la sede del centro sociale, deviando dal percorso previsto. Manifestanti completamente coperti, testa e volto compresi: erano rimasti fermi prima a lungo, in attesa del buio, per evitare la ripresa dei loro volti da parte delle forze dell’ordine. La polizia ha risposto con i lacrimogeni, poi ha iniziato ad avanzare sia con il personale che con un idrante verso questa piccola parte del corteo, con l’intento di farla arretrare. Nel frattempo, le persone a volto coperto hanno dato fuoco a una serie di cassonetti. Dai dehors dei bar, chiusi, vengono lanciati in strada sedie e tavoli, per sbarrare la strada alle forze dell’ordine. In qualche caso le fiamme sono state particolarmente alte, ma sono state tutte spente. Nel frattempo un altro gruppo di antagonisti, oltre a quello entrato in corso Regina Margherita, si è staccato dal corteo principale per andare al Campus Einaudi, un campus universitario lungo il fiume Dora. I manifestanti hanno lanciato contro le forze dell’ordine dei fuochi d’artificio e la polizia ha risposto con lacrimogeni.

Gli scontri sono proseguiti per oltre un’ora, tra autonomi e anarchici che hanno lanciato molotov, razzi e oggetti contro le forze dell’ordine e ora hanno dato fuoco anche a un blindato della polizia, da cui gli agenti erano usciti e stanno lavorando per spegnere le fiamme. I manifestanti hanno portato nel centro del corso campane di raccolta dei rifiuti, sradicandole dal bordo della strada, così come carrelli della spesa. Poi, all’incirca verso le ore 19, i manifestanti sono stati spinti oltre la Dora. La polizia ha lanciato molti lacrimogeni per allontanare gli antagonisti sul lungo Dora. Il corteo è indietreggiato su via Rossini e la manifestazione si è dispersa su più fronti.

Al momento sono sei le persone portate negli ospedali di Torino a seguito degli scontri tra frange di manifestanti e le forze dell’ordine. Tre feriti sono stati condotti al Cto e gli altri tre al Giovanni Bosco. Nessuno di loro è grave. Il dato si riferisce ai presenti alla manifestazione e non distingue tra manifestanti e forze dell’ordine. La Centrale operativa in occasione della manifestazione di oggi ha rafforzato il presidio delle aree interessate dal passaggio del corteo, chiedendo la massima disponibilità di mezzi alle associazioni convenzionate con equipaggi aggiuntivi in caso di necessità.

Aggredita una troupe Rai

La Rai condanna “con la massima fermezza la gravissima aggressione subita oggi a Torino dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma ‘Far West‘, da parte di gruppi antagonisti, incappucciati, nel corso del corteo per la riapertura di Askatasuna”. I giornalisti, si legge in una nota della Rai, “sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro. Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo”. Il comunicato poi sottolinea: “L’aggressione assume un significato ancora più grave alla luce del fatto che ‘Far West’ ha realizzato un’inchiesta su Askatasuna che ha contribuito a far emergere criticità e responsabilità poi al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Colpire i giornalisti Rai in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e di punire chi fa informazione“. La Rai esprime “piena solidarietà ai colleghi aggrediti e ribadisce che non accetterà intimidazioni né zone franche imposte con la violenza. Attaccare i giornalisti significa attaccare il diritto dei cittadini a essere informati”.

Il sindaco: “Ferma condanna, solidarietà alle forze dell’ordine”

“La Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari a tutela della comunità, del patrimonio pubblico e dell’interesse collettivo”, dichiara il sindaco Stefano Lo Russo dopo gli scontri. “Esprimo una ferma e inequivocabile condanna per i gravi disordini, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione. Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città”, continua il sindaco. “Esprimo piena e totale solidarietà – sottolinea poi Lo Russo – alle forze dell’ordine, che hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità. Esprimo inoltre sincera solidarietà e vicinanza agli operatori dell’informazione e agli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti nello svolgimento del loro lavoro”.

Durissime le reazioni di tutto il centrodestra, a partire dai due vicepremier. “Torna la violenza degli anarchici di Askatasuna contro le forze dell’ordine. A Torino devastano il centro della città come hanno sempre fatto. Ecco perché servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando. Sono solidale con poliziotti, carabinieri e finanzieri che garantiscono l’ordine pubblico nel nostro Paese”, ha scritto in un post su X Antonio Tajani. Mentre Matteo Salvini ha attaccato: “Delinquenti quelli di Askatasuna: peggio di loro c’è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge. Solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine, avanti tutta con arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza“.

La condanna è arrivata anche dalle opposizioni. “Le violenze viste oggi a Torino fanno schifo, punto e basta. Non può esistere buonismo o giustificazione con chi utilizza la violenza come strumento politico. Agli agenti feriti va tutta la mia solidarietà“, dichiara in una nota la deputata M5S Chiara Appendino. Che però aggiunge: “La destra ci risparmi lezioncine ipocrite: non sono accettabili strumentalizzazioni da chi giusto ieri voleva far entrare in Parlamento gruppi neofascisti e dare loro un palco sfregiando istituzioni e Costituzione”. “Il dissenso non è violenza”, sottolinea anche il Pd di Torino. “Gli scontri di oggi- dicono il segretario metropolitano Marcello Mazzù e il capogruppo in Comune Claudio Cerrato – costituiscono un fatto di estrema gravità che condanniamo senza ambiguità e con la massima fermezza”. “Un corteo che si stava svolgendo in modo ordinato e pacifico – sottolineano – è stato scientemente stravolto dall’azione di frange antagoniste che hanno scelto deliberatamente la violenza, il caos e lo scontro“. “Esprimiamo – aggiunge il Pd – la nostra piena e convinta solidarietà alle forze dell’ordine, chiamate a operare in condizioni difficili per garantire la sicurezza pubblica e l’incolumità delle persone, di fronte a comportamenti irresponsabili e deliberatamente violenti”.

Il corteo

Il corteo pacifico invece era partito da Porta Susa per poi ricongiungersi ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Infine, la marcia verso il Po, per raggiungere anche il terzo spezzone di attivisti, quelli partiti da Palazzo Nuovo occupato. “Lo dico come provocazione: ringraziamo la premier Meloni perché è lei che ha fatto sì che le persone fossero qua ed è da qui che partirà una nuova opposizione al suo governo”, ha detto Stefano, portavoce di Askatasuna, prima della partenza del corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale.

Alcuni attivisti hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà”. In piazza hanno sventolato diverse bandiere della Palestina, così come quelle No Tav e i vessilli di rifondazione comunista, Potere al Popolo, Cobas e Cub. “Lo sgombero del centro sociale – ha detto all’Ansa Lorenzo, esponente dell’Usb – rientra al nostro avviso in un vasto e complesso fenomeno repressivo che ha investito, solo per fare un esempio, anche la sospensione dal servizio dei vigili del fuoco che avevano manifestato a favore della Palestina. Noi siamo qui non solo per denunciare tutto questo, ma anche per rilanciare la giornata di sciopero dei porti in programma il prossimo 6 febbraio contro e le guerre e il riarmo “.

Tra i presenti, oltre al fumettista Zerocalcare, anche il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi: “Noi siamo qua per dire che il governo non avrà lo scalpo di Torino e penso che in qualche modo questo è anche un segnale, che Torino non vuole essere Minneapolis e nessuno vuole, diciamo, stare in questa idea sovranista e trumpiana di come si piegano le democrazie, e quindi noi siamo qua anche per questo”, ha detto Grimaldi all’Ansa. “È un corteo enorme – ha aggiunto – contro la repressione, contro un governo che vuole prendersi la città militarmente e contro chi pensa di poter cancellare dalle mappe culturali, solidali e sociali i centri sociali”.

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