Pedopornografia, medico di Chivasso condannato a 4 anni e mezzo
Chivasso
La sentenza pronunciata dal Tribunale di Torino segna un passaggio chiave in un’articolata indagine giudiziaria sul traffico e sulla produzione di materiale pedopornografico attraverso circuiti online riservati. Un medico residente a Chivasso, Andrea Micelli, quarantenne e incensurato, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. La pena inflitta è inferiore rispetto a quella richiesta dall’accusa, che aveva sollecitato una condanna più severa. L’uomo, arrestato nell’agosto scorso dopo una lunga attività investigativa, ha trascorso un primo periodo in carcere ed è attualmente sottoposto agli arresti domiciliari. Non era presente in aula al momento della lettura del dispositivo. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, le condotte contestate si sarebbero sviluppate esclusivamente in ambiente digitale, all’interno di spazi virtuali chiusi e protetti, frequentati da utenti che operavano sotto identità fittizie.
Il profilo personale e professionale dell’imputato ha rappresentato uno degli elementi di maggiore attenzione dell’inchiesta. Oltre all’attività medica, in passato aveva ricoperto l’incarico di medico sociale di una squadra di volley del Canavese, occupandosi dell’assistenza sanitaria degli atleti. Un contesto che, secondo gli inquirenti, non risulta direttamente collegato ai fatti oggetto del processo, ma che contribuisce a delineare l’immagine di un soggetto considerato insospettabile fino all’emersione dell’indagine.
L’attività investigativa, condotta con strumenti informatici avanzati, ha richiesto un complesso lavoro di ricostruzione delle identità digitali e dei canali di comunicazione utilizzati per lo scambio di materiale illecito. Attraverso tecniche di de-anonimizzazione e operazioni sotto copertura, gli investigatori sono riusciti a risalire a una rete di contatti ampia e ramificata, estesa ben oltre l’ambito locale. Il procedimento che ha portato alla condanna del medico di Chivasso rappresenta solo uno dei filoni emersi dall’inchiesta. Altri procedimenti risultano ancora aperti e coinvolgono soggetti residenti in diverse regioni italiane.
