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Le persone anziane dimenticate nel genocidio di Gaza

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Una ricerca condotta da HelpAge International e Amnesty International ha rivelato che nella Striscia di Gaza le persone anziane (il 5% della popolazione) sono vittime di una trascurata crisi di salute fisica e mentale nel contesto del blocco, tuttora in corso, degli aiuti e dei medicinali essenziali da parte di Israele e del recente divieto imposto alle organizzazioni umanitarie.

Dal sondaggio effettuato da HelpAge International è emerso che, a causa della scarsità di cibo, le persone anziane sono costrette a saltare i pasti, anche per assicurare che altri familiari possano mangiare. Per via della mancanza d’accesso ai medicinali, le terapie continuative devono essere razionate.

Le persone anziane sfollate più volte dall’ottobre del 2023 hanno riferito ad Amnesty International che non hanno accesso a cibo contenente sostanze nutrienti, ad alloggi e a cure mediche di livello adeguato. Il continuo blocco imposto dalle autorità israeliane procura loro gravi danni.

HelpAge International ha intervistato 416 persone anziane della Striscia di Gaza e ha pubblicato i risultati nel rapporto “Spinte oltre i propri limiti: la sopravvivenza delle persone anziane nella Striscia di Gaza”. Tra la grave privazione di cibo e il collasso dei servizi essenziali, queste persone vanno incontro a rischi specifici della loro età e spesso trascurati. I loro bisogni rimangono ampiamente invisibili.

Ecco i principali risultati del sondaggio di HelpAge International:

– Le persone anziane vivono in rifugi in condizioni di estremo degrado: il 76% vive in tende spesso sovraffollate; l’84% afferma che tali condizioni di vita danneggiano la loro salute e la loro privacy;

– Gli sfollamenti sono costanti e hanno un effetto destabilizzante: dall’ottobre 2023 il 79% è stato sfollato più di tre volte, con la conseguente interruzione del sostegno familiare e un crescente isolamento;

– Le condizioni di salute sono generalmente cattive e ampiamente trascurate: nonostante l’alta prevalenza di malattie e dolori cronici, l’accesso ai medicinali è estremamente limitato tanto che il 42% li ottiene solo “qualche volta” e il 18% “raramente”. Complessivamente l’accesso alle cure mediche è basso e solo il 17% le dichiara interamente disponibili. Per il 31%, i trattamenti per le malattie croniche sono considerati il principale servizio sanitario mancante;

– L’insicurezza alimentare è acuta e può minacciare la sopravvivenza: metà delle persone ha dichiarato che l’accesso all’assistenza è diventato più facile dal cessate il fuoco; l’11% non aveva mangiato affatto nelle ultime 24 ore; il 48% aveva ridotto l’assunzione di cibo per consentire ad altre persone di mangiare;

– I problemi di salute mentale sono gravi e hanno un impatto diretto sull’alimentazione: il 77% dichiara che la tristezza, l’ansia, la solitudine o l’insonnia hanno ridotto l’appetito e avuto conseguenze sul benessere complessivo.

Le conclusioni del sondaggio di HelpAge International trovano conferma nelle ricerche di Amnesty International, che ha intervistato 12 persone anziane provenienti da ogni zona della Striscia di Gaza e che si trovano tuttora in accampamenti per persone sfollate nella zona di Zawayda, in condizioni di vita estremamente dure.

Le persone intervistate hanno dichiarato di essere state costrette a interrompere o a razionare le cure mediche per malattie croniche, perché indisponibili o diventate 3-4 volte più costose. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, all’ottobre del 2025, sì e no 14 dei 36 ospedali della Striscia di Gaza erano operativi, peraltro solo parzialmente, così come meno di un terzo dei servizi di riabilitazione.

Alcune persone anziane hanno perso molto peso. La maggior parte di loro si affida alle cucine comunitarie che non sempre forniscono cibi con adeguati livelli di sostanze nutrienti. Il terreno nei campi per le persone sfollate, spesso irregolare e sabbioso, impedisce alle persone che usano sedie a rotelle o stampelle di muoversi liberamente, rendendole ancora più dipendenti dall’aiuto dei familiari.

Mohammed Bili, 61 anni, è stato sfollato sette volte a partire dall’ottobre del 2023. Ha bisogno di dialisi tre volte alla settimana ma la struttura presso la quale si recava è stata distrutta. Ora fa due sedute di dialisi alla settimana, più brevi del necessario. Si muove a fatica sulla sua sedia a rotelle e ha perso quasi 20 chili: “Devo fare i conti con l’estrema rigidità delle mie braccia e con la debolezza muscolare, poiché non posso accedere alla dialisi quanto ne avrei bisogno”.

Samira al-Shawa, 88 anni, usava un deambulatore per muoversi autonomamente. Ora vive in un campo per persone sfollate, dove il terreno sabbioso rende impossibile camminare. Passa la maggior parte del tempo su un letto arrangiato nella sua tenda. Le cucine comunitarie danno da mangiare alla sua famiglia ma il cibo è insufficiente e con scarse sostanze nutrienti. Dall’ottobre del 2023 ha perso una ventina di chili.

Sadiqa al-Barrawi, circa 90 anni, è stata sfollata tre volte dall’ottobre 2023. Vive attualmente in una tendopoli per persone sfollate a Salam insieme al figlio, alla moglie di quest’ultimo e ai loro quattro figli. Una notte, nel gennaio del 2025, mentre si stava recando ai servizi igienici, è caduta e si è ferita. Ora non riesce a stare in piedi né tantomeno a camminare: “Da allora vivere è diventato ancora più miserabile”.

Sadiqa soffre di diabete e di pressione alta. Ha perso circa 25 chili e riceve cibo attraverso le cucine comunitarie: “Eravamo contadini. Al villaggio avevamo la terra e i migliori prodotti freschi. Ora non abbiamo nulla”.

L'articolo Le persone anziane dimenticate nel genocidio di Gaza proviene da Il Fatto Quotidiano.







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