“È malato, tenerlo in carcere non è umano”: l’ex “furbetto del quartierino” Danilo Coppola va ai domiciliari
Danilo Coppola esce dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto i domiciliari in una clinica nel Comasco per il 58enne immobiliarista romano, protagonista della stagione dei “furbetti del quartierino”, che finora stava scontando nel penitenziario milanese di San Vittore la condanna a sette anni per la bancarotta fraudolenta di alcune società, diventata definitiva nel 2022. Per i giudici, viste le “problematiche di natura psicofisica” del detenuto, la reclusione in cella non è “idonea a proseguire la finalità rieducativa prevista” e “determinerebbe un trattamento contrario al senso di umanità“. Escluso anche il pericolo di fuga, nonostante dopo la condanna Coppola si fosse reso latitante rifugiandosi negli Emirati arabi uniti, da dove è stato estradato solo nel 2024: per il Tribunale, il condannato ha assunto un “atteggiamento positivo e responsabile rispetto agli agiti devianti”.
La richiesta era di detenzione domiciliare era stata già respinta dalla Sorveglianza di Roma (fino a pochi mesi fa l’ex “furbetto” era in cella a Viterbo) ed era arrivata fino alla Cassazione. Il figlio 18enne Paolo, che vive in Svizzera e aveva già lanciato appelli per l’uscita del padre dal carcere, parla al Giorno della “fine di un calvario“: “Sono andato a prenderlo e l’ho accompagnato e adesso potrà ricevere tutte le cure di cui ha bisogno, con la speranza che possa ristabilirsi. Quello del tribunale di Sorveglianza di Milano è un provvedimento esemplare, che mette in evidenza anche la mancanza di umanità, come denunciamo da tempo, della detenzione in carcere per le persone nelle condizioni di salute di mio padre. Una detenzione che lo stava uccidendo”.
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