Migranti e Paesi sicuri, via libera del Parlamento Ue all’elenco: una vittoria targata Italia. E dalle Ong il solito mantra
Migranti, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza gli accordi raggiunti nell’ambito del trilogo sull’istituzione di un elenco condiviso Ue di Paesi di origine sicuri e per l’applicazione del concetto di “Paese terzo sicuro”. Il primo testo, presentato dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia (Ecr) Alessandro Ciriani, è passato con 408 sì, 184 no e 60 astensioni, mentre il secondo ha ricevuto 396 sì, 226 no e 30 astensioni.
Allora: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia saranno ora considerati Paesi sicuri. Pertanto, le richieste presentate dai cittadini di questi Stati saranno esaminate con procedura accelerata. Anche i Paesi candidati all’adesione all’Ue saranno presunti sicuri. Per quanto riguarda invece gli hub in Paesi terzi, le nuove norme consentono agli Stati Ue di concludere accordi per l’esame delle domande in loco.
Migranti, ok del Parlamento europeo ad accordi sui Paesi d’origine e Paesi terzi sicuri
Dunque, mentre l’Italia si prepara alla discussione parlamentare sul nuovo pacchetto sicurezza e sulla gestione dei flussi, da Strasburgo arriva un segnale inequivocabile: la linea del pragmatismo e della difesa dei confini non è più solo un’eccezione italiana. Ma sta diventando la regola europea. Il Parlamento Ue, infatti, come appena detto, ha approvato a larga maggioranza l’istituzione di un elenco condiviso di Paesi di origine sicuri e l’applicazione del concetto di “Paese terzo sicuro”.
Una vittoria targata Italia
Il via libera non è solo un successo politico per il governo Meloni, ma porta una firma precisa: quella di Alessandro Ciriani (FdI-Ecr), relatore del testo sui Paesi di origine sicuri, approvato con ben 408 voti favorevoli. Oltre che la conferma che la strategia di esternalizzazione e di cooperazione con gli Stati di transito – il cosiddetto “Modello Italia” – è l’unica via percorribile per scardinare il business dei trafficanti di uomini.
Del resto, i dati del Viminale pubblicati ieri confermano l’efficacia di questa visione: la gestione rigorosa sta dando i suoi frutti, con una contrazione degli sbarchi che dimostra come la fermezza paghi. Ora, con una lista Ue condivisa, si mette fine al caos giuridico che ha permesso per anni a troppi irregolari di sfruttare le maglie larghe del sistema d’asilo.
Il solito piagnisteo delle Ong che sollevano il “caso” Tunisia
Prevedibile, quanto vana, la sollevazione delle 39 Ong (tra cui Sos Humanity e Pro Asyl) che hanno lanciato un appello disperato per escludere la Tunisia dall’elenco. Per i professionisti dell’accoglienza indiscriminata, Tunisi sarebbe uno Stato autoritario e «non sicuro». Una tesi che volutamente ignora i patti internazionali voluti fortemente per stabilizzare l’area nordafricana.
Ma vediamo la cronaca delle recriminazioni. Trentanove Ong hanno pubblicato un appello al parlamento europeo affinché respinga la proposta di un elenco dei “cosiddetti Paesi di origine sicuri”. E, in particolare, ne escluda la Tunisia che, sottolineano le organizzazioni di ricerca e soccorso, «non è un luogo sicuro». Le Ong sottolineano inoltre nelle more, come designare la Tunisia come Paese di origine sicuro sia «in netto contrasto con la situazione dei diritti umani sul campo». Chiedendo contestualmente ai parlamentari Ue «di tenere conto della trasformazione antidemocratica dello Stato nordafricano partner dell’Ue: la repressione della società civile che comporta violenze contro migranti e rifugiati». Esortando il Parlamento europeo «a rispettare il diritto dell’Ue e gli obblighi internazionali e ad agire in solidarietà con le persone che devono cercare protezione».
Le Ong, dunque, insistono a parlare di «marchio di approvazione a governi autoritari». Denunciando la spietata «strategia deterrente» dell’Ue. La verità sancita da confronti e votazioni sembra però molto più lineare: definire “sicuri” i Paesi di origine significa poter attivare procedure di rimpatrio veloci ed efficaci, scoraggiando chi non ha alcun diritto alla protezione internazionale dal mettersi in mare. E dunque, ne consegue: salvare vite che i trafficanti ritengono immolabili alla causa economica e intestata a un indiscriminato potere gestionale. Mentre il “cinismo” denunciato dalla sinistra finisce per opporsi, in realtà, alle logiche di chi vuole proteggere i confini europei dalla pressione migratoria illegale che semina morti in mare.
Migranti, Piantedosi: «L’ok a regolamenti Ue su Paese Terzo Sicuro è un grande successo del governo»
Infine, il commento del ministro dell’Interno Piantedosi chiude la questione senza se e senza ma. «L’approvazione dei due regolamenti europei relativi alla lista e al concetto di Paese Terzo sicuro è un grande successo del governo italiano», ha asseverato il titolare del Viminale. Che poi ha aggiunto: esecutivo «che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa. La definizione della lista europea dei Paesi Terzi sicuri è in linea con i provvedimenti già adottati dall’Italia, dove compaiono oltre ai Paesi candidati alla adesione anche Paesi quali Egitto, Tunisia, e Bangladesh».
Concludendo quindi: «Il concetto di “Paese terzo sicuro” introduce criteri più chiari che consentiranno agli Stati di valutare l’inammissibilità della domanda di asilo, qualora il richiedente abbia transitato in un Paese Terzo sicuro nel quale avrebbe potuto ottenere una protezione effettiva – ha chiosato Piantedosi –. Finalmente la svolta chiesta dall’Italia in materia di immigrazione c’è stata».
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