Ossessione e maschere sociali, al Fraschini “La grande magia” di De Filippo
PAVIA Tra tutte le opere di Eduardo De Filippo, La grande magia è forse quella più complessa e necessaria per i temi che affronta. A quarant’anni dalla scomparsa del suo autore, Natalino Balasso e Michele Di Mauro portano in scena da venerdì a domenica, al teatro Fraschini di Pavia, questa commedia nera, a tratti drammatica e misteriosa, che supera il racconto familiare e si apre a molteplici interpretazioni, sospesa tra illusione e realtà.
Uno dei testi più enigmatici, moderni e spiazzanti di Eduardo De Filippo – portato ora in scena dalla regia di Ganriele Russo – che interroga lo spettatore su una domanda ancora bruciante: cosa è vero e cosa è falso? Scritta nel 1948 e inizialmente accolta con incomprensione, La grande magia è oggi riconosciuta come una delle opere più visionarie del teatro eduardiano. Gelosia e possesso Al centro della vicenda c’è Calogero Di Spelta, marito tradito, uomo divorato dal bisogno di controllo, incapace di amare senza possedere. La sua scelta di rifugiarsi in una finzione – credere che la moglie sia rinchiusa in una scatola pur di non affrontare la realtà – diventa una potente metafora contemporanea: la costruzione di prigioni mentali per difendersi dal dolore e dall’incertezza.
A opporsi e specchiarsi in lui è Otto Marvuglia, mago ambiguo e manipolatore, figura cangiante che attraversa i confini tra impostura e verità. Attraverso il suo gioco illusionistico, la percezione del reale si frantuma. Personaggi e spettatori vengono trascinati in un cortocircuito continuo, in cui la linea tra ciò che accade e ciò che viene creduto si dissolve. Eduardo anticipa così una crisi della verità che parla direttamente al nostro presente: un tempo in cui le relazioni sono fragili, la realtà è negoziabile e l’illusione diventa rifugio.
La regia di Russo riconosce nell’opera La grande magia una drammaturgia di respiro universale, capace di dialogare con Pirandello e Shakespeare, un teatro che riflette su se stesso e sulla natura dell’illusione. Non una commedia sulla famiglia, ma una commedia sull’uomo smarrito, sull’incapacità di distinguere tra fede e autoinganno. «Mettere in scena uno spettacolo di Eduardo – dice Francesco Nardelli, direttore generale del Teatro Fraschini – significa interrogare il teatro nella sua funzione più profonda: non intrattenere, ma rivelare. La grande magia ci parla dell’uomo contemporaneo con una lucidità disarmante, perché racconta la fragilità delle relazioni e il bisogno disperato di verità che attraversa la nostra epoca. E’ un testo che smaschera le illusioni private e le maschere sociali, restituendo al pubblico uno specchio in cui riconoscersi». Gli orari degli spettacoli: venerdì e sabato 20.30 e domenica 16. —
