Referendum, Nordio attacca: “Al Csm un meccanismo para-mafioso”. Schlein: “Insulta la storia delle toghe, Meloni prenda le distanze”
Il sistema delle nomine dei magistrati è un “meccanismo para-mafioso“. In un’intervista pubblicata sui quotidiani del gruppo Nord-Est Multimedia (Mattino di Padova, Messaggero Veneto e altri) Carlo Nordio alza il livello dell’attacco alle toghe: rivendicando il sorteggio del Consiglio superiore della magistratura previsto dalla sua riforma, il ministro della Giustizia paragona i metodi dell’organo di autogoverno a quelli della criminalità organizzata. “Il sorteggio rompe questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio, come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, quattro o cinque disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato”, accusa il Guardasigilli. Nella sua tirata, Nordio omette che sono sempre stati i rappresentanti della maggioranza al Csm a “salvare” i magistrati coinvolti nelle chat dell’ex pm radiato (in alcuni casi addirittura promuovendoli). Omette di aver chiamato una di loro, Rosa Sinisi, come dirigente al ministero. E omette pure di citare il caso di Cosimo Ferri, uno dei principali protagonisti dello scandalo, salvato da una probabile radiazione dal Parlamento, che (coi voti del centrodestra) ha negato al Consiglio l’uso delle intercettazioni.
È il riferimento al “sistema para-mafioso”, però, a indignare il Partito democratico: “Svegliarsi con un’intervista del ministro Nordio che assimila i magistrati ai mafiosi è una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia. Ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda immediatamente le distanze da queste parole e ci aspettiamo le scuse da parte del ministro”, dice a Bari Elly Schlein a margine di un’iniziativa per il No al referendum. Il paragone, afferma la segretaria dem, “insulta anche la storia di tanta magistratura che si è battuta per anni contro le mafie, che ha pagato con il prezzo della vita. Parliamo di persone come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici. È inaccettabile che un ministro parli in questo modo dei magistrati”, accusa. “Noi siamo qui per ribadire le nostre ragioni nel merito di questa riforma che riteniamo sbagliata, ma pensiamo che Nordio abbia oltrepassato il limite. Giorgia Meloni intervenga immediatamente su quello che è accaduto”.
Sulla stessa linea la responsabile Giustizia dem, la deputata Debora Serracchiani: “Le parole del ministro Nordio sono gravissime. Paragonare i magistrati italiani ai mafiosi è di una gravità inaudita, e se lo fa il ministro della Giustizia in carica sa tanto di eversione. Ricordiamo al ministro Nordio che il Consiglio superiore della magistratura è un organo di rilevanza costituzionale presieduto dal presidente della Repubblica! La presidente Meloni ha il dovere di prendere immediatamente le distanze da un ministro che piccona le istituzioni democratiche, contro lo stesso giuramento formulato sulla Costituzione”. Il primo a commentare l’intervista era stato un altro esponente del Pd, il senatore Walter Verini: Nordio, ha scritto su X, “ha toccato il fondo. Non straparli, chieda scusa. Perché le mafie i magistrati li hanno uccisi”.
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