L’estate nel cuore dell’inverno: fuga a Marsa Alam, dove il deserto si tuffa nel blu della barriera corallina
Chi ha l’estate nel cuore è proprio l’estate che va sempre ricercando, in ogni angolo di mondo, sfidando le stagioni e i calendari, anche quando l’agenda dice febbraio e le città del Nord si muovono in scala di grigi. Ed è seguendo questa bussola interiore che ci ritroviamo in Egitto, più precisamente a Marsa Alam, in un paradosso temporale meraviglioso. Il viaggio inizia molto prima dell’atterraggio, quando si prepara la valigia scavando nell’armadio alla ricerca dei vestiti leggeri e la mente già fantastica. Si parte presto, quando i piazzali dell’aeroporto di Malpensa sono ancora bagnati e l’aria ha quell’umidità che ti entra dentro. Il cielo è basso, grigio, con una nebbia sottile che impasta le luci e una pioggerellina intermittente, più fastidiosa che scenografica. Nella sala d’attesa si incrociano giacche impermeabili e cappucci, mentre sul tabellone la destinazione sembra quasi una promessa. Il contrasto con quello che ci aspetta è parte del viaggio. Si parte con il freddo nelle ossa e il desiderio di luce negli occhi; si decolla lasciando sotto nuvole e asfalto lucido, e si atterra con il cielo infuocato dal tramonto. Cinque ore di volo, un battito di ciglia sopra le nuvole, e il mondo si capovolge.
Quando il portellone dell’aereo si apre all’aeroporto internazionale di Marsa Alam, si viene letteralmente avvolti nell’abbraccio secco e speziato dell’Egitto, un “phon” naturale che asciuga l’umidità padana e scioglie le tensioni accumulate in mesi di ufficio. Si può – anzi, si deve – partire leggeri. Via i maglioni, via le sciarpe: qui il bagaglio ideale è fatto di lino, costumi da bagno e occhiali da sole. È il più vicino dei paesi lontani, una porta dimensionale che in mezza giornata (o poco più) ti trasporta dall’inverno pieno alla primavera inoltrata. E non serve neanche il passaporto, basta la carta d’identità.
Le coordinate di viaggio
Marsa Alam non è Sharm El Sheikh. E lo diciamo come un complimento assoluto. Se Sharm è la movida, la folla e la frenesia, Marsa Alam è il respiro profondo, il silenzio del vento, la natura che domina sull’uomo. Questa località, oggi una delle mete più ambite del turismo internazionale, ha saputo mantenere intatta la sua anima. Fino a pochi decenni fa, questo era solo un sonnolento villaggio di pescatori e un centro logistico per le miniere dell’entroterra. Sì, perché prima che il tesoro fosse il turismo, qui si cercavano oro e smeraldi. Oggi la ricchezza è cambiata, è diventata la biodiversità, la pace, la possibilità di disconnettersi dal mondo, ma quell’identità di frontiera, un po’ selvaggia e defilata, è rimasta intatta.
La strada dall’aeroporto verso il resort è una di quelle sequenze che restano nella memoria perché sembrano un quadro. Incollati al finestrino del transfer, guardiamo scorrere un panorama che sembra dipinto da un artista ossessionato dalle fasce cromatiche. Non c’è nulla di superfluo, solo l’essenziale bellezza della natura. Sulla destra scorre il giallo dorato del deserto, roccioso e fiero, che brilla sotto il sole in modo quasi abbagliante, punteggiato da sfumature ocra e terra bruciata. Poi, lo sguardo scivola verso sinistra e incontra il primo strato di mare: un verde cristallino, quasi smeraldo, che tradisce la presenza della vita sottomarina e della barriera corallina a pelo d’acqua. Subito dopo, il verde cede il passo al blu profondo, cobalto, intenso del Mar Rosso, che si estende fino all’orizzonte dove si fonde con l’azzurro limpido e terso del cielo. Bastano pochi chilometri su questa lingua di asfalto sospesa tra sabbia e acqua per sentire il corpo reagire: è il pieno di vitamina D che entra in circolo, le batterie che si ricaricano istantaneamente. Qui la luce non è solo un fenomeno atmosferico, è una terapia.
In questo contesto di rinascita turistica si inserisce la nostra “casa” per questi giorni: il Veraclub Vita Resort. Situato a circa 40 km dall’aeroporto, all’interno del complesso “Portofino“, il resort è la novità di punta del 2026 di Veratour ed è un’esclusiva per il mercato italiano. Appena varcata la soglia, si capisce perché questa struttura sia destinata a diventare un punto di riferimento. La posizione è strategica: sorge su uno dei punti mare più suggestivi della costa, abbracciato da una collina rocciosa che crea un anfiteatro naturale, proteggendo la baia dai venti che spesso spazzano il Mar Rosso. Questo dettaglio, apparentemente tecnico, ha grandi risvolti pratici: qui il mare è quasi sempre una tavola, accogliente anche quando altrove le bandiere rosse sventolano sulle spiagge. Il villaggio è un inno al comfort italiano in terra egiziana. La mattina ci si sveglia con i raggi del sole che sorge che filtrano dalle tende della stanza e quando si spalanca la finestra si viene inebriati dal profumo del mare che si staglia a pochi passi. Gli spazi sono ampi, i giardini curatissimi sono oasi verdi che contrastano con l’arido circostante. Per chi non riesce a stare fermo nemmeno in vacanza, c’è l’imbarazzo della scelta: due campi da padel (lo sport del momento è arrivato anche qui), tennis, beach volley, spa, una palestra attrezzata e persino una pista da running che circonda il perimetro del resort. Ma è l’acqua l’elemento dominante: numerose piscine, di cui due riscaldate (fondamentali nei mesi invernali) e un parco acquatico che fa la gioia dei più piccoli. E poi c’è il fattore umano, quel “Made in Italy” immateriale che Veratour esporta con successo: l’assistenza con il personale che parla italiano, l’animazione mai invadente ma sempre presente, e una cucina che sa mescolare i sapori speziati locali con la rassicurante tradizione della pasta, preparata come si deve.
Sotto la superficie: l’acquario di Allah
Ma il vero spettacolo, quello per cui si affronta il viaggio, inizia dove finisce la sabbia corallina della spiaggia del resort. Grazie a un comodo pontile che permette di superare il reef piatto, ci si tuffa direttamente nel cuore della barriera corallina. Marsa Alam è considerata, a ragione, il paradiso dei sub e degli amanti dello snorkeling. Basta mettere la testa sott’acqua per capire che i confronti con Maldive o Caraibi non sono azzardati. È un universo parallelo, un caleidoscopio in movimento. Nuvole di Anthias arancioni danzano intorno ai coralli molli, pesci angelo dalle livree gialle e blu ti osservano curiosi, mentre pesci scoiattolo rossi si nascondono negli anfratti. Per chi vuole osare di più, la zona offre escursioni leggendarie. Con maschera e boccaglio entri in un acquario naturale dove la vita è soprattutto movimento: piccoli banchi che cambiano direzione all’unisono, pesci più grandi che passano lenti come se avessero tempo, coralli che sembrano architetture. Non serve essere sub: lo snorkeling, qui, è un’esperienza accessibile e ripetibile, che puoi fare anche solo per mezz’ora e poi tornare al sole. L’impressione più forte non è “vedere cose rare”, ma misurare la densità della vita sottomarina in un ambiente che, visto da sopra, sembrava solo blu.
L’altro mare: quello di sabbia e roccia
Sarebbe un errore, però, vivere Marsa Alam solo guardando verso il mare. Basta voltare le spalle all’acqua per trovarsi di fronte a un altro oceano, quello di sabbia e roccia del Deserto Orientale. Il Vita Resort è il punto di partenza perfetto per esplorare anche l’entroterra desertico. Le escursioni in quad e 4×4 non sono solo adrenalina e polvere: sono un viaggio nella geologia e nella storia. Ci si addentra nei wadi, gli antichi letti dei fiumi ormai prosciugati, canyon naturali scavati nella roccia metamorfica punteggiati solo da qualche albero di acacia piegato dalla forza del vento. Qui, tra le acacie solitarie che sfidano la siccità, vive la comunità beduina degli Ababda. Seminomadi, custodi di un tempo che sembra essersi fermato, si orientano ancora con le stelle e i ritmi della luna. Fermarsi a bere un tè speziato sotto la loro tenda, mentre il silenzio assoluto del deserto ti avvolge, è un esercizio di meditazione. Queste tribù custodiscono segreti millenari, come quelli delle spezie e degli oli con cui ricavano prodotti naturali che fanno conoscere a chi fa loro visita. Non lontano si trovano le antiche miniere di smeraldi di Wadi Sikait e Wadi Gimal, note fin dai tempi di Cleopatra, o le miniere d’oro di Wadi Barramiya. E per chi ama la storia con la S maiuscola, la posizione di Marsa Alam permette di raggiungere in giornata Edfu, per ammirare il tempio di Horus. Costruito tra il 237 e il 57 a.C., è uno dei templi meglio conservati d’Egitto. Per chi cerca invece la dimensione storica, l’idea di una gita verso siti archeologici dell’Alto Egitto resta un’opzione che completa la vacanza balneare: Marsa Alam, da questo punto di vista, è una porta laterale sulla terra dei faraoni, raggiungibile con 5-6 ore di viaggio in auto.
I numeri: perché l’Egitto piace (e quando si viaggia)
Il ritorno di attenzione sull’Egitto non è solo un’impressione. Secondo dati diffusi da Veratour nel corso dell’edizione 2026 della sua convention annuale, il 2025 si è chiuso con una crescita della destinazione del +32,77% rispetto al 2024 e il Paese rappresenta una quota rilevante del fatturato complessivo del tour operator. Nel 2026, sempre secondo le indicazioni riportate, l’ordinato risulta in aumento e l’Egitto continua a correre nelle prime settimane dell’anno. In parallelo, la fotografia più ampia del comportamento degli italiani racconta una forte propensione al viaggio: l’Holiday Barometer di Europ Assistance realizzato con Ipsos segnala che l’86% degli italiani pianifica almeno una vacanza e che cresce la tendenza a spostarsi anche nei mesi di spalla, con una quota significativa che preferisce settembre e giugno. È un dato che aiuta a capire perché un “colpo di sole” invernale sul Mar Rosso sia diventato una scelta ricorrente: destagionalizzare non è più una nicchia. Quanto agli operatori, Veratour si conferma il secondo tour operator italiano con un fatturato di 265 milioni di euro nel 2025 e rivendica un dato di fidelizzazione alto: il 43% di clienti “repeaters”, cioè persone che tornano a prenotare. È un’informazione utile non come slogan, ma come indicatore: chi torna, spesso, lo fa perché cerca prevedibilità logistica e qualità “senza sorprese”, soprattutto quando l’obiettivo del viaggio è riposare.
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