“Mi chiamo Alice De André ma non canto. Non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio. I miei volevano usassi uno pseudonimo”: il monologo a “Le Iene”
Alice De André e il peso di un cognome che può essere ingombrante. Ne parla la diretta interessata in un monologo a “Le Iene”, nella puntata in onda domenica 15 febbraio su Italia 1. La nipote di Faber racconta le difficoltà e i preconcetti vissuti mentre dava forma al proprio percorso, distante da quello del nonno e del padre.
“Mi chiamo Alice e nella vita faccio l’attrice, la conduttrice e la comica, spesso in modo involontario. E sono De André. Quando dici De André in Italia non stai solo dicendo un cognome, stai accendendo un cero votivo” dice guardando fissa in camera. “Nipote di Fabrizio, figlia di Cristiano, per molti l’ennesimo prodotto della linea De André & co. Solo che non canto. ‘Ma come? Non canti?’ No, non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio“. E prosegue: “Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile, è come scoprire che il figlio del fornaio è celiaco. Quando hai un cognome sacro la gente ti guarda come se fossi un trailer. ‘Si ok tutto bello ma quando arriva suo nonno?'”.
La 26enne spiega che i familiari le avevano suggerito di usare uno pseudonimo. Opzione che la diretta interessata ha scartato dopo averla vagliata: “Perché rinunciare a una cosa così bella? Per paura? Sono De André ma prima di tutto sono Alice e Alice può essere tante cose, ma per impararlo sono dovuta uscire da quella scatola in cui mi hanno voluta mettere, con dentro mandolini, sigarette e vicoli di Genova“. E chiosa: “Adesso posso dire: ‘Sono Alice, piacere, e non canto De André'”.
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