Carnevale Ivrea, i Tuchini accolgono Mario e cucinano con i suoi libri
IVREA. Uno striscione retto dal fratello e presidente dei Tuchini del Borghetto Eval Gusta e dallo storico presidente Salvatore Violante, di cui lui fu vice, per accogliere il Generale 2026 Mario Gusta nel suo Borghetto. Gli abbracci tra lacrime e sorrisi, poi, sono solo una conseguenza della grande emozione. Tante le novità, con la squadra rossoverde che non ha certo lesinato sulla scenografia del quartiere della riva destra eporediese per accogliere il Generale.
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A partire dallo striscione “I Tuchini salutano il Generale”, si prosegue poi con il bandierone con un megalitico corvo che ora svetta in piazza, per arrivare agli oltre 10.500 festoni rossoverdi intrecciati e annodati a mano, per cui sono serviti più di due mesi di lavoro. Hanno però regalato un soffitto d’eccezione agli oltre 1.600 tiratori in piazza.
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Impossibile non notare, poi, che le serrande chiuse del Borghetto si sono trasformate in finestre sulle battaglie passate, con le foto della stampate su teli affissi. Tra le tante c’è anche quella di Gusta, con la divisa da Tuchino, che utilizza un mestolo come microfono. Perché il Generale, prima di diventare un personaggio storico, è stato un volontario. Era l’uomo che dirigeva la cucina dei Tuchini del Borghetto, con i suoi numeri e i suoi appunti. Insieme a lui c’era anche Emilia Sabolo, attualmente vice presidente della Fondazione. Insomma, la cambusa del Borghetto ha dato tanto al Carnevale di Ivrea. Andrea Pozzo, del direttivo, è chiamato al compito di sostituire al meglio Gusta. «La mia è una sostituzione temporanea, diciamo - racconta sorridendo - e stiamo assolutamente seguendo gli appunti di Mario, anche sulle quantità. Altre due persone del direttivo mi stanno aiutando in questo periodo: il vice presidente Matteo Violante e la consigliera Beatrice Novello».
Un trio che resta sempre in buona compagnia. Sono circa 50 i volontari che in Borghetto si muovono tra le tre cucine o punti di distribuzione bibite e cibo: quello della piazza, l’androne, chiamato anche “chiesetta”, e il terzo in piazza Lamarmora dove tirano i bambini. «E pensare - racconta ancora Pozzo -, che quest’anno siamo arrivati a 900 anni rossi e verdi, rappresenta per noi molto più di una squadra aggiuntiva. Fortunatamente in cucina abbiamo tante persone che vogliono aiutare e non si tratta solo di iscritti, ma anche di amici, zie, conoscenti che danno una mano».
Ieri, domenica 15 febbraio, il direttivo ha premiato anche i 57 corvi d’oro di quest’anno, che hanno raggiunto i 10 anni di anzianità e ormai anche l’agognata prelazione sulle iscrizioni.
