Sondaggi politici TP, referendum Giustizia: maggioranza italiani crede che vincerà il sì
Sondaggi politici TP, referendum Giustizia: maggioranza italiani crede che vincerà il sì
Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. A un mese dal referendum sulla giustizia, chiediamo di fare una previsione: chi vincerà? Il sì o il no? Unitamente, parliamo dell’azione della magistratura quando tratta di immigrazione. Poi, due temi di politica europea: il riarmo della Germania e l’idea di un euro digitale. Cominciamo.
Sondaggi politici, referendum Giustizia: relativo equilibrio nei voti ma maggior ottimismo da parte di chi è per il “sì”
Ma, allora, chi vince? Il vento sembra tirare a favore del “sì”. Il 45,1%, infatti, crede che per fortuna vincerà il sì. A questi, si aggiunge un 9,1% che sostiene che il sì vincerà…purtroppo. Dall’altro lato, il 34,9% crede che fortunatamente vincerà il “no”, e solo un altro 3,2% pensa che purtroppo la riforma non sarà approvata dagli italiani.
Andando a tirare le somme, coloro che sono dichiaratamente a favore rappresentano il 48,3% del campione. Coloro che, invece, voteranno (o voterebbero) “no” rappresentano il 44% del campione. Quindi, un sostanziale equilibrio, considerando che c’è anche un 7,7% di persone che non sa o non intende rispondere.
Il dato che sicuramente spicca maggiormente è la differenza di fiducia nelle possibilità di vittoria della propria posizione. Infatti, per ogni “scettico” a favore della riforma, ce ne sono tre, di pessimisti, riguardo l’esito della consulta. E questo è un dato da tenere in conto, che può incidere sulla partecipazione alle urne nel weekend del 22 e 23 marzo.
Le diverse opinioni sulla magistratura e i possibili aiuti agli immigrati
Uno dei pilastri narrativi per il “sì” alla riforma riguarda i supposti aiuti della magistratura agli immigrati che commettono reati e vanificando le decisioni e le leggi di chi governa. Uno dei casi più rilevanti è sicuramente quello del centro aperto in Albania ma scarsamente utilizzato per via di una serie di sentenze e disposizioni che ne limitano l’operatività.
L’opinione riguardo al tema è comunque contrastante e non c’è una maggioranza. Da un lato, il 40,1% crede che sia effettivamente così e che i magistrati impediscano espulsioni o carcercazioni di immigrati. A questo, si aggiunge un altro 9,3% che lo ritiene un fenomeno esistente ma minoritario.
Dall’altra parte, il 31,5% crede che non solo la magistratura non aiuti propriamente gli immigrati ma che è il governo a fare leggi liberticide e spesso neanche applicabili. In questo modo, si sostiene, i giudici difendono i principi di legalità e i diritti umani. Si aggiunge, infine, un 17,5% Che non ci vede alcun complotto o deriva particolare, ma solo eventuali episodi di inefficienze “come in ogni organo dello Stato”.
Tirando le somme, i due fronti sono praticamente equivalenti (49,4% per chi considera che i magistrati aiutino gli immigrati contro il 49% che non crede in questa affermazione).
Il riarmo della Germania spaventa o rassicura: non ci sono vie di mezzo
Passiamo ora alla politica europea. La Germania sta investendo moltissimo nella difesa e punta a fare diventare l’esercito tedesco il più forte d’Europa. Abbiamo chiesto se questo la preoccupa. Le risposte mostrano una forte polarizzazione: il 42,6% è preoccupato “perché la Germania ha sempre cercato di dominare e in un certo senso sottomettere l’Europa economicamente, in futuro si rischia anche militarmente”. Dall’altro lato, la maggioranza composta dal 44,6% del campione dice che “No, anzi, è positivo che il più grande Paese democratico europeo si rafforzi di fronte all’aggressività della Russia e alla deriva degli USA”.
Le risposte sono intermedie sono decisamente meno gettonate: solo il 4,4% ha abbastanza paura, “perché questo stimola ancora di più una corsa al riarmo di altri Paesi e ci allontana da un futuro più pacifico”.
Un altro 5% mostra poco timore “ma dobbiamo sperare che in futuro in Germania non vincano forze nazionaliste e poco democratiche”.
L’euro digitale piace abbastanza, ma per 1 su 5 si tratta di un enorme pericolo
Prima di passare alle intenzioni di voto, parliamo dell’ipotesi di euro digitale che dovrebbe competere con i circuiti di pagamento elettronici più rilevanti. L’idea è accolta abbastanza bene: per il 23,5% “È molto positivo, potrebbe essere un’alternativa europea ai mezzi di pagamento elettronici dominati dagli statunitensi come Visa e Mastercard”. Un gran numero di rispondenti, corrispondente al 28,3%, sostiene altrettanto che è positivo, ma “è importante che le alternative all’euro digitale rimangano disponibili e che ci sia una forte protezione dei dati personali”. Nel complesso poco più del 51% è a favore, almeno idealmente, all’introduzione dell’euro digitale.
Tra i contrari, il 16,4% afferma che “ci sono già soluzioni per i pagamenti, ne arriveranno altre dal mercato, non c’è bisogno di uno strumento controllato da una banca centrale pubblica”. Spicca, poi, il dato del 21,2% che considera l’euro digitale come un enorme pericolo. Questo perché “con l’euro digitale una autorità pubblica, la BCE, prenderebbe il controllo del nostro denaro e quindi della nostra vita”.
Insomma: buon favore (almeno potenziale), ma anche una cospicua percentuale di persone assolutamente contrarie e preoccupate da questa innovazione.
Sondaggi elettorali, intenzioni di voto 20 febbraio 2026
Passando alle intenzioni di voto, settimana con poche novità. FdI stabile, mentre il M5S recupera due decimi (12,3%), “persi” invece dal PD (21,8%) e da AVS (6,3%). Calano, nel centrodestra, sia FI (-0,1%) che Lega (-0,2%), mentre FN di Vannacci arriva al 3,8% e continua a crescere (+0,2%). Azione torna nuovamente alla soglia del 3%.
La fiducia nella premier Meloni aggiornata al 20 febbraio 2026
Chiudendo con la fiducia nella premier, che torna al 40% spaccato grazie al recupero molto forte di 2,1 punti. Un dato ottenuto dopo varie settimane passate al di sotto della soglia psicologica dei quaranta punti.
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