Festival di Sanremo 2026: la disabilità e il diritto di essere artisti
Il Festival di Sanremo 2026 è alle porte. Come ogni anno, il palco dell’Ariston non sarà solo musica: sarà specchio del Paese. E tra le questioni che tornano ciclicamente c’è il modo in cui la televisione racconta la disabilità.
Sanremo è uno dei palcoscenici più potenti d’Italia. Per questo le presenze di artisti con disabilità diventano un banco di prova culturale: racconto autentico o retorica? Valore artistico o “lezione di vita”?
Antonella Ferrari a Sanremo 2021: “Io non sono la sclerosi multipla”
Nel 2021, in un’Ariston segnato dalla pandemia, Antonella Ferrari pronunciò una frase rimasta nella memoria collettiva:
“Io non sono la sclerosi multipla.”
Un monologo intenso, che spostava il punto di vista: la malattia non come identità, ma come una caratteristica tra le tante. Un messaggio ribadito più volte dall’attrice nel corso degli anni: la persona viene prima della diagnosi.
Un concetto semplice, ma ancora rivoluzionario in un contesto mediatico che tende a ridurre l’individuo alla propria condizione.
Ezio Bosso e il rischio dell’“Inspiration porn”
Uno dei momenti musicalmente più alti del Festival resta l’esibizione di Ezio Bosso nel 2016. Un direttore d’orchestra di fama internazionale, celebrato in tutto il mondo.
Eppure, parte della narrazione mediatica trasformò quella presenza in qualcosa di diverso: non solo musica, ma esempio morale, simbolo di resilienza, “maestro di vita”.
È il meccanismo dell’“Inspiration porn”: quando la persona con disabilità viene raccontata più per ciò che rappresenta emotivamente per gli altri che per il proprio valore professionale.
Il risultato? L’arte passa in secondo piano.
Da Pierangelo Bertoli ad Andrea Bocelli: quando la musica viene prima
Ci sono stati anche momenti in cui la dimensione artistica ha prevalso sulla narrazione legata alla disabilità.
Pierangelo Bertoli, in gara nel 1991 con Spunta la Luna dal monte e nel 1992 con Italia d’oro, fu prima di tutto cantautore.
Andrea Bocelli, lanciato proprio da Sanremo, costruì una carriera internazionale in cui il talento vocale superò qualsiasi etichetta.
Non perché la disabilità non esistesse, ma perché non era l’unica lente di lettura.
Ladri di Carrozzelle e Teatro Patologico: il confine tra arte e “esempio”
Nel 2017 i Ladri di Carrozzelle salirono sul palco dell’Ariston. Un’occasione importante, ma raccontata prevalentemente come “storia edificante”, oscurando quasi trent’anni di carriera musicale.
Nel 2025, il Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi portò sul palco un’esperienza teatrale intensa. Anche in quel caso, l’analisi successiva mostrò una difficoltà persistente: parlare più dell’“esempio” che del linguaggio artistico.
È qui che si gioca la partita culturale.
Sanremo 2026: quale narrazione per la disabilità?
Il punto non è “dare spazio”. Lo spazio esiste quando c’è competenza, lavoro, professionalità.
La questione è come raccontarlo.
Mostrare le persone con disabilità come persone significa accettarne la complessità: ironia, talento, limiti, ambizione, persino antipatia. Significa riconoscere che possono essere straordinari o mediocri, simpatici o scomodi. Esattamente come tutti.
Finché il racconto resta incastrato tra eroismo e pietismo, il percorso culturale rimane incompleto.
Il Festival di Sanremo 2026 può essere un nuovo banco di prova. Perché ogni volta che un artista sale su quel palco semplicemente per fare il proprio lavoro, l’Italia compie un passo avanti.
E forse il vero traguardo sarà questo: arrivare al giorno in cui la presenza di una persona con disabilità all’Ariston non sarà una notizia, ma solo una performance.
Mini glossario – Disabilità e narrazione mediatica
Inspiration porn
Espressione coniata dalla disability activist Stella Young. Indica una narrazione che utilizza le persone con disabilità come strumenti motivazionali per il pubblico. L’attenzione si concentra sulla “forza” o sul “coraggio” anziché sul talento, sulle competenze e sulla professionalità.
Rappresentazione mediatica della disabilità
Il modo in cui televisione, stampa e social raccontano le persone con disabilità. Può contribuire a superare stereotipi oppure rafforzare visioni pietistiche o eroicizzanti.
Retorica dell’eroe
Schema narrativo che presenta la persona con disabilità come “straordinaria” semplicemente per il fatto di vivere la propria condizione. Questo approccio rischia di trasformare la normalità in eccezione.
Identità oltre la diagnosi
Principio secondo cui la persona non coincide con la propria malattia o condizione fisica. La disabilità è una caratteristica, non l’intera identità dell’individuo.
Accessibilità culturale
Non riguarda solo barriere architettoniche, ma anche il linguaggio, la narrazione e la possibilità di essere rappresentati in modo corretto nei media, nello spettacolo e nella società.
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