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Bus al posto dei treni per Chivasso Ivrea alle prese con il piazzale pieno

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Ivrea

Da lunedì i treni tra Ivrea e Chivasso sono fermi e al loro posto ci sono i bus sostitutivi, come previsto dal piano di lavori (in corso) alle stazioni di Strambino e Montanaro finanziato con fondi Pnrr. Il meccanismo è quello annunciato: i pullman partono da Ivrea «circa mezz’ora prima» rispetto agli ex treni, portano i viaggiatori a Chivasso e da lì si prosegue in treno verso Torino o Novara, con tempi complessivi che per i pendolari diretti nel capoluogo salgono da un’ora a un’ora e mezza. Un indubbio peggioramento della qualità della vita, rispetto al quale l’auspicio fin d’ora è che si arrivi in fretta al 26 aprile, quando per andare a Chivasso si tornerà a usare il treno e i disagi dati dalla rottura di carico e dai tempi di viaggio dilatati finiranno.

A due giorni dall’avvio, però, il bilancio sul campo è fatto soprattutto di piazzali pieni, informazione carente e una gestione che scarica sui viaggiatori la fatica di orientarsi tra numeri di bus e coincidenze. Nel piccolo spazio lato corso Nigra, dove già attestano i sostitutivi per la Valle d’Aosta con orari sfalsati, ora si aggiungono i mezzi per Chivasso: nelle ore di punta si contano anche sei autobus contemporaneamente, con marciapiedi stretti e manovre in retromarcia in mezzo ai passaggi dei passeggeri. «Lunedì sera ho visto quattro bus fermi lì, e non era neanche l’orario più caldo, saranno state le 8 di sera: nelle fasce di punta il piazzale è davvero affollato, non sarei contento di fare l’autista», osserva Mirko Franceschinis dell’Associazione utenti ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta. Franceschinis parla apertamente di un «fattore di rischio» legato alla promiscuità tra pedoni e mezzi pesanti in uno spazio ridotto. «Con poco spazio è un attimo che succeda qualcosa: i pullman entrano in retro, i marciapiedi sono stretti e la gente spesso cammina davanti al muso degli autobus», aggiunge, sottolineando come la scelta dell’attestamento a corso Nigra – già indicata come critica nell’analisi preventiva dei lavori – stia mostrando tutti i suoi limiti. È altrettanto vero che dall’altro lato della stazione, al Movicentro, non c’è un posto libero: l’intero piazzale è occupato dagli autobus Gtt extraurbani. Sul fronte dell’informazione, poi, l’impressione è di una doppia velocità: chi è abituato a viaggiare si arrangia con App e sito di Trenitalia, mentre per gli utenti occasionali la situazione è molto più confusa. «Chi fa il pendolare si organizza, guarda l’App e si districa; il problema è per chi capita lì per la prima volta, magari uno straniero: oggi come oggi fatica a capire», sintetizza Franceschinis. In stazione gli orari stampati alle bacheche sono ancora i vecchi dei treni, mentre i nuovi orari dei bus sostitutivi non compaiono su pannelli cartacei aggiornati. Ci sono pur sempre i monitor, è vero, ma danno solo le partenze e gli arrivi a stretto giro. Al mattino, dalle 5.40 alle 12.45, sabato e domenica chiuso, ci si può rivolgere allo sportello informazioni accanto allo Zac, ma spesso l’indicazione resta generica – «le partenze sono anticipate di circa mezz’ora e più» – e chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali deve affidarsi alle spiegazioni del personale sulla banchina, a sua volta in affanno davanti a una folla di passeggeri che chiede in continuazione chiarimenti sulla corsa giusta. Per ora non sono arrivate segnalazioni di persone rimaste a terra, la preoccupazione maggiore visti i precedenti. Resta il dubbio sulla capacità del sistema di reggere sulla durata: «I pullman non sono moltissimi, il rischio è che i problemi esplodano più avanti, soprattutto se qualche corsa salta o se ci sono ritardi sulla statale», è il ragionamento che circola tra pendolari e personale in servizio. I disagi attuali si innestano su un quadro già appesantito dalla chiusura della Ivrea-Aosta, anch’essa sostituita da bus e al centro di un più ampio programma di ammodernamento della linea Chivasso-Aosta. La Regione Valle d’Aosta ha provato a tamponare introducendo 14 corse dirette straordinarie di autobus tra Aosta e Torino Porta Susa, via autostrada. E il Piemonte? Sabato è previsto un incontro pubblico al Movicentro, con pendolari, rappresentanti valdostani e consiglieri regionali. Sarà l’occasione per fare un primo bilancio dopo una settimana di bus sostitutivi e capire se serve correggere la rotta.







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