Iran e Corea del Nord vogliono fare la pace con Trump: ora gli Usa non scherzano più
La priorità degli Usa verso l’Iran è quella di disinnescare la possibilità che si arricchisca di armi nucleari, per evitare una guerra su scala diffusa in Medio Oriente. Allo stesso tempo, Trump dall’inizio del suo secondo mandato continua a guardare con attenzione i Paesi asiatici comunisti, a partire dalla Cina. Tra questi rientra anche la Corea del Nord, a cui le tariffe sono state imposte al 10%. Attualmente, il regime iraniano e quello nordcoreano hanno deciso di fare un passo indietro, cercando un accordo che possa mettere fine alle ostilità con Washington. Come ha spiegato il Financial Times, la Repubblica islamica sta cercando di offrire incentivi economici, compresi gli investimenti nelle sue riserve di petrolio e nei suoi giacimenti di gas, per spingere Trump a ricredersi su un eventuale conflitto.
Vale lo stesso per Pyongyang, visto ciò che ha detto Kim Jong-un al termine del congresso partitico nazionale: «Siamo pronti a riprendere il dialogo con gli Stati Uniti se rispetteranno la posizione della Corea del Nord e ritireranno la politica ostile» contro la capitale, che è «pronta a una coesistenza pacifica così come a un confronto eterno». Ma la pazienza degli Usa ha un limite, lo sanno bene i due guardaspalle del presidente americano: Marco Rubio e Jd Vance, che da tempo avvisano sul cambio di rotta del Paese e sulla volontà di farsi rispettare nel mondo.
Iran e Corea del Nord vogliono la pace con Trump: ora gli Usa non scherzano più
Secondo quanto riportato dalle fonti americane al quotidiano londinese, Teheran cercherà di convincere Trump sul versante diplomatico, vista la sua propensione per gli accordi. Le offerta complessiva in analisi sarebbe «specificamente rivolta al presidente e sarebbe un’importante manna economica in termini di petrolio, gas e diritti su minerali essenziali». Ma come ha sottolineato anche il vicepresidente Vance, l’obiettivo principale degli Usa rimane quello di evitare una minaccia atomica in Medio Oriente.
Invece Kim Jong-Un, per evitare di compromettere il suo ruolo di dittatore indiscusso, ha provato a tirare una stoccata agli Usa per far intendere che le intese diplomatiche non sono impossibili: «il futuro delle relazioni tra Pyongyang e Washington dipende interamente dall’atteggiamento degli Stati Uniti e se non si discosteranno dalle pratiche abituali nei confronti della Corea del Nord troveranno una risposta proporzionata. Esistono mezzi e metodi sufficienti». Un uso bizzarro del Soft power a livello diplomatico, soprattutto dopo la prima apertura al confronto. Ma è ben noto che la Corea del Nord non sia famosa per le sue doti nelle relazioni internazionali, quanto per le minacce balistiche. Non è escluso che in futuro possano prendere esempio dalla vicenda iraniana.
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