Filippo Pelati: “Minisini mi sussurrò un consiglio all’orecchio. Routine più raffinate per coinvolgere il pubblico”
Filippo Pelati è stato il grande ospite dell’ultima puntata di Focus, trasmissione visibile sul canale Youtube di OA Sport. A soli 18 anni il ferrarese rappresenta già il punto di riferimento del nuoto artistico italiano in campo maschile, dopo il ritiro di Giorgio Minisini, con alle spalle diversi risultati di rilievo anche tra i senior come le due medaglie conquistate la scorsa estate ai Mondiali di Singapore (bronzo nel solo libero e nel doppio misto tecnico).
“Sono reduce dai Campionati Italiani che si sono conclusi in una maniera splendida. È stato un buon modo per iniziare la stagione con due medaglie d’oro: una nel doppio misto con Lucrezia (Ruggiero, ndr) ed una nel singolo libero, entrambi riutilizzando in linea di massima gli esercizi dei Mondiali di Singapore. Mi fa piacere aver riconfermato questi due esercizi che comunque piacciono ai giudici e al pubblico, quindi è stato importante vincere queste due medaglie d’oro per iniziare la stagione al meglio“, dichiara il giovane azzurro dopo la prima uscita stagionale.
Sul fatto di essere considerato l’erede di Giorgio Minisini: “Non mi pesa assolutamente, anzi, è per me un onore. Forse in un primo momento è stato più un onere essere affiancato a Minisini, invece col tempo la situazione è cambiata anche per le sue parole. Io lo dico sempre nelle varie interviste quando mi viene fatta questa domanda. Ricordo proprio le parole che mi disse durante la sua ultima gara, quando lui arrivò primo davanti a me, e nell’abbracciarmi durante le premiazioni mi disse: ‘Ricorda di rimanere te stesso’. Me lo sussurrò all’orecchio e quindi quelle poche parole sono per me sempre un monito, mi risuonano, e sono anche un po’ il riassunto di chi è stato e di chi è lui“.
“Ho sempre fatto tantissimi sport, perché mio padre è un gran appassionato e mi ha portato in piscina sin da piccolo per fare corsi di nuoto. Poi ho fatto pallavolo per tantissimi anni, ho fatto calcio, karate, quindi le ho provate veramente tutte e a un certo punto ho provato il nuoto sincronizzato perché era un po’ quello che univa le mie due passioni principali che ho sempre portato avanti durante gli anni, che erano proprio il nuoto e la musica. Io sono sempre stato molto creativo, quindi tutto ciò che era musica, arte e danza mi è sempre piaciuto. In piscina per caso un giorno ho visto questo sport e la segretaria della piscina mi ha detto: ‘Prova’. E quindi è stato veramente tutto molto casuale, io non conoscevo niente e nessuno. Ho cominciato ad appassionarmi da piccolo. Giorgio penso di averlo conosciuto forse quando avevo 9 anni, la prima volta che c’era stato appunto un Campionato Italiano a Bologna ed ero andato a vederlo, ma io veramente non avevo neanche idea di chi avessi di fianco. Poi col tempo ho capito bene con chi ho fatto la foto quando ero bambino…“, racconta il teenager emiliano.
“Io credo di essere spontaneo in quello che faccio, cioè come appaio e come mi presento. Io mi metto sempre al servizio del mio esercizio, quindi mi sento un po’ come un attore quando faccio il mio sport. Cerco sempre di far prevalere un po’ di più la parte artistica. che nel mio sport in questo periodo è un po’ più sottovalutata, o comunque è venuta meno rispetto al passato. Non è più tanto un’arte, è diventato molto più tecnico, invece la cosa che mi aveva fatto appassionare a questo sport era stato proprio questo suo lato così artistico, sembrava quasi di recitare. Io faccio l’esempio proprio del trucco, mi piace truccarmi per sembrare sempre di più diavolo nel mio esercizio, cioè per far uscire questa mia parte interpretativa ancora più forte, raffinarmi nell’espressività con la musica, quindi far vedere che i movimenti che eseguo sulla musica sono studiati in quell’esatto punto e cercare di esprimermi nel modo più musicale possibile, risultando più amalgamato possibile con la musica e con l’acqua. Forse questo magari mi contraddistingue rispetto agli altri, cioè cercare di essere il più spontaneo possibile“, prosegue Pelati.
Sull’equilibrio tra la parte tecnica e quella artistica nella costruzione di un esercizio: “Si raggiunge di solito un compromesso con gli allenatori. Ci sono nazioni come la Spagna che puntano tutto esclusivamente sul lato artistico, quindi magari portano degli esercizi un po’ più semplici però decisamente d’effetto e che ti rimangono in mente. Noi, come Italia, non siamo ancora allo stesso livello di di espressività o comunque di impressione artistica, perché loro ce l’hanno proprio nel sangue culturalmente secondo me. Quindi noi cerchiamo di bilanciare tra tecnica ed espressività. Una cosa che mi è sempre stata detta sin da piccolo è appunto che ero molto espressivo, quindi per quanto riguarda gli esercizi in cui mi esprimo da solo, ovvero il singolo, io sono pronto a osare in ogni verso, quindi adesso anche col singolo tecnico nuovo che stiamo costruendo cercherò di entrare veramente nella parte del personaggio che interpreterò il più possibile, quindi anche col costume, i movimenti, l’entrata in scena. Stiamo cercando di studiarlo al meglio. Posso già dire che sarà Freddie Mercury. Misurarsi con artisti di questo calibro per me è importante“.
Sulle differenze tra la specialità del singolo e quella del doppio: “Sono esercizi completamente diversi, hanno entrambi la stessa valenza. Ovviamente nel doppio crei molto di più un rapporto con un’altra persona, tanto che vai in simbiosi e alla fine sembra di essere appunto un unico corpo. Il singolo è molto più introspettivo, mi calo molto di più nella parte dentro me stesso, cerco di guardarmi dentro mentre sto nuotando. Si tratta anche di uno studio di me stesso mentre sto nuotando, quindi cercare proprio di capirmi come persona“.
Pelati ha svelato infine qualche dettaglio in più sugli esercizi che porterà in gara nel 2026: “Stiamo rivisitando gli esercizi liberi dell’anno scorso, quindi abbiamo tenuto tutti gli esercizi liberi uguali all’anno scorso, ovviamente facendo modifiche tecniche o comunque raffinando i particolari sia di braccia che per quanto riguarda gli ibridi. Abbiamo cercato di raffinare in generale le coreografie. Abbiamo cambiato invece gli esercizi tecnici, quindi portiamo un doppio misto tecnico diverso rispetto a quello con cui abbiamo preso la medaglia mondiale. anche il mio singolo tecnico sarà diverso. Quindi lì c’è un duplice lavoro da fare, di studio e raffinamento della routine. Rispetto all’anno scorso sono esercizi più coinvolgenti per il pubblico, secondo me. Abbiamo cercato di puntare su qualcosa che potesse far alzare in piedi il pubblico, o comunque qualcosa che potesse far battere le mani, un qualcosa di più coinvolgente. Io sono contento di eseguirle e di provarle, perché sono anche molto gratificanti da provare in allenamento. È bello esercitarsi su routine così belle, quindi c’è una bella prospettiva secondo me“.
