L’assurda proposta di Medvedev: “Non diamo punti a tornei che non siano Slam o Masters 1000”
“Se tu fossi al comando, come renderesti il tour più ‘giocabile’ per i giocatori?“. Fare una domanda del genere al 90% dei tennisti è un tentativo più che apprezzabile per provare a scavare nella mente di uno (o più) di loro, tuttavia rischia di annegare in una risposta ben poco concreta. Fare una domanda del genere a Daniil Medvedev, invece, vuol dire non solo essere consapevoli di avere di fronte uno dei pochissimi giocatori che dirà quello che pensa, ma anche prepararsi alle conseguenze. Anche se ciò che pensa rischia di risultare assurdo, in un mondo di “è stata una partita difficile, lui è un grande giocatore” dopo un doppio 6-2 in un’ora e poco più, tenderemo sempre a scegliere la sincerità di Medvedev. Avendo però chiaro in mente che schiettezza non sempre corrisponde a ragione.
Medvedev: “Più tornei obbligatori, niente punti per ciò che non è ‘1000’ o Slam”
Questa è la risposta di Medvedev, al solito molto articolata.
“Per quel che ho sentito, penso che i giocatori sarebbero d’accordo a rendere obbligatori ancora più tornei. Rendere obbligatori più tornei ed eliminare gli altri: questo è l’unico modo per accorciare il tour. Però non accadrà mai, perché ogni torneo ha una licenza e fondamentalmente l’ATP non ha abbastanza soldi per acquistarle tutte. E gli altri tornei non diranno mai: ‘Ok, noi ci chiamiamo fuori’, perché perderebbero molti soldi: sono affari. Credo che la situazione non cambierà mai, almeno non fino a quando io sarò in attività. In genale, però, io direi: i 4 Slam, 11 Masters 1000 e a posto così. Agli altri tornei si potrebbero non dare punti. Non dico renderli come delle esibizioni, però sì, senza punti”.
“Quando l’anno scorso Rune si è infortunato a Stoccolma tutti dicevano: ‘Be’, ma non era obbligato a giocare‘. Però se vuole partecipare a Torino, deve farlo, anche se non è un torneo obbligatorio. È qui che sta il confine. L’anno scorso io ho giocato sette tornei di fila. Dovevo farlo? No. Però all’inizio dell’anno ho giocato male e magari potevo raccogliere 100 punti qua, 200 punti là ed essere in una posizione di classifica più alta l’anno successivo. Se non ci fossero punti in palio sarebbe una decisione più semplice, ma non succederà“.
Quanto è fattibile l’idea di Medvedev?
Pochissimo, se non totalmente infattibile. Perché Medvedev, che è stato campione Slam e numero 1 del mondo, ragiona comprensibilmente da top player. Ma a tennis non giocano solo i primi 20 del mondo.
Febbraio è un mese molto esplicativo di come funziona il mondo del tennis. Concentrandoci soltanto sul circuito ATP – non che la WTA non abbia i suoi problemi, anzi – dopo Montpellier ci sono tre tornei a settimana, alcuni di categoria ‘250’ e altri di categoria ‘500’, che sparsi tra Nord America, Sud America ed Europa/Medio Oriente provano ad accontentare l’esigenza di combattere la nostalgia di casa di quanti più tennisti possibili (oltre a quella, non certo meno importanti, di raccogliere punti e soldi preziosissimi).
Per quanto sia evidente che accontentare tutti sia impossibile, suona altrettanto utopistico credere di poter togliere punti a chi, magari, su febbraio costruisce una stagione. Penso a un giocatore come Tabilo, che con la finale a Rio de Janeiro è rientrato in top 40: mantenendo questa classifica, potrà giocare praticamente tutti i tornei che vorrà (cosa che evidentemente è più difficile fare da 70/80 del mondo). Oppure Etcheverry, che grazie al suo primo titolo in carriera sarà verosimilmente testa di serie a Indian Wells e potrà restare in orbita seed anche nei tornei successivi.
E se i punti li togliessimo solo ai top?
Essendo il tennis, per natura, uno degli sport che ti porta a sviluppare un ego smisurato, è fisiologico che il singolo giocatore pensi prima di tutto al suo orticello. Per Medvedev, n. 11 del mondo, sarebbe forse un bene se potesse raccogliere punti solo da Slam e Masters 1000 (anche se le sue 4 sconfitte su 5 partite nei Major nel 2025 suggeriscono il contrario).
Immaginiamo un tour in cui i primi 10, 15 o 20 giocatori al mondo non possano fare punti al di fuori dei tornei più importanti (perché è davvero impossibile che non diano punti a nessuno, il ranking sarebbe stagnante). Potrebbero prendere parte ai tornei ‘minori’, ma andando a giocare solo ed esclusivamente per incassare il cachet. Si preparerebbero solo ed esclusivamente in funzione di quegli eventi – ancora più di quanto già non facciano – e molto difficilmente ne snobberebbero anche solo uno o due, perché sarebbe più complesso recuperare quei punti. Già solo provando a razionalizzare questo pensiero, tuttavia, emergono numerose falle in questo ipotetico nuovo sistema:
- I tornei ‘250’ e ‘500’, senza nessuno dei primi 10/15/20 al mondo, perderebbero notevolmente appeal
- Il cachet dovrebbe essere assegnato non per la sola presenza, ma potrebbe essere progressivo in base al turno raggiunto (quindi più stimolante per un top che, anche vincendo il torneo, non incasserebbe punti)
- Un giocatore come Rune, potenziale top 10 fermo ai box per un lungo infortunio, impiegherebbe più tempo per risalire la classifica
- Senza la presenza dei top nei tornei minori, nel lungo periodo il livello dei giocatori fuori dai 10/15/20 potrebbe rischiare di abbassarsi, avendo meno possibilità di confrontarsi con i più forti
Che il calendario così com’è sia da rivederere è sotto gli occhi di tutti, ma quella di Medvedev non sembra proprio una proposta fattibile. Però apprezziamo l’impegno.
