Tinder e la guida all’autentico: il paradosso che diventa normale
Torniamo a parlare di dating app. Sì, ancora loro. Ma questa volta lo facciamo con una sfumatura diversa: perché, se da un lato sembra affacciarsi all’orizzonte un barlume di autenticità, dall’altro la realtà ci riporta immediatamente alla percezione di qualcosa di paradossale.
Tinder ha infatti presentato una nuova guida firmata da Paul Brunson, Global Relationship Science Expert dell’azienda, pensata per aiutare gli utenti a vivere incontri più genuini, meno ancorati all’estetica e più alle emozioni.
Ed è già qui che emerge la prima contraddizione del nostro tempo: abbiamo bisogno di una guida per tornare all’essenziale. Una guida che ci ricordi come si fa a essere sinceri, aperti, spontanei. Una guida per insegnarci a mettere da parte l’involucro, quando in realtà è proprio l’involucro il principale filtro attraverso cui le dating app funzionano.
Autenticità tramite schermo: un’impresa impossibile?
C’è qualcosa di profondamente antitetico in tutto questo. Cerchiamo spontaneità attraverso uno schermo che tutto filtra, tutto edulcora, tutto protegge.
È sempre più evidente che, invece di modificare le modalità con cui entriamo in relazione, ci impegniamo a creare manuali per riconoscere l’autenticità in un ambiente che, per sua struttura, di autentico ha ben poco.
I dati: giovani più maturi, ma strumenti ancora immaturi
La guida viene presentata insieme a una serie di dati che fotografano un desiderio crescente di relazioni sincere:
- 64% dei giovani single considera fondamentale l’onestà emotiva
- 73% capisce di essere interessato a qualcuno quando può essere sé stesso
- valori come fedeltà (79%), rispetto (78%) e open-mindedness (61%) superano l’attrazione fisica (56%)
Numeri importanti, che mostrano come le nuove generazioni sentano il bisogno di qualcosa di più profondo, meno performativo, meno patinato.
Ed è proprio qui che Tinder si inserisce: rilevando la difficoltà dei suoi utenti nel distinguere verità e artificio, e proponendo quindi una guida per “orientarsi” nell’autenticità.
Un po’ come se per tornare a percepire una cosa naturale avessimo bisogno di istruzioni tecniche, un manuale d’uso.
La promessa della guida: “smettere di performare”
Paul Brunson, autore del documento, lo sintetizza così:
“La vera attrazione non nasce dalla perfezione o dal controllo, ma dalla disponibilità emotiva. Quando smettiamo di performare, iniziamo davvero a connetterci.”
Una frase che, presa isolatamente, potremmo definire illuminante. Rassicurante, persino.
Sì, sarebbe bello credere che questo rappresenti un ritorno alla connessione umana, a relazioni più sentite, più spontanee, più vere.
Ma… la connessione resta digitale
C’è un però, ed è gigantesco: la connessione avviene in uno spazio che di “umano” ha solo le intenzioni, non le modalità.
Rimaniamo sospesi in un’eterna fase preliminare, in cui tutto è mediato: la foto, la bio, le chat, le aspettative, le proiezioni. Persino l’autenticità, ora, passa attraverso una guida.
E allora sorge spontanea la domanda:
per tornare a sentirci davvero, guardarci negli occhi, percepire l’altro nei suoi 5 sensi, abbiamo davvero bisogno di un manuale?
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