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Campania, come sprecare 4,5 milioni di euro: il Parco archeologico di Liternum in eterno stato di abbandono

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Non c’è pace per il Parco archeologico di Liternum, a Lago Patria, frazione di Giugliano, nel napoletano. In venti anni inaugurato due volte. Chiuso e riaperto. Con un impegno di spesa complessivo che si aggira sugli oltre 4,5 milioni di euro. E due edifici abusivi, abitati, da abbattere. Dal 2022.

Da quasi un anno e mezzo, dopo l’ennesimo intervento di sistemazione e valorizzazione, finanziato dalla Regione Campania nel 2024, l’area è nuovamente in stato di abbandono. La gran parte delle opere realizzate sono state vandalizzate. “Il Parco versa in condizioni pietose e nonostante tutto, è molto frequentato dai cittadini, che restano basiti dallo stato di incuria”, racconta a ilfattoquotidiano.it Luigi De Martino, presidente della Pro Loco Litorale Domitio, associazione che dal 2010 al 2014 si è occupata della manutenzione, gestione e promozione del Parco. “I tabelloni che illustrano i punti d’interesse archeologico sono stato distrutti. I faretti per l’illuminazione dei sentieri, divelti o abbattuti. L’impianto di videosorveglianza, fuori uso. I servizi igienici rimangono in condizioni pietose”.

L’area si affaccia sul Lago Patria, il più grande lago costiero regionale: si tratta di un sito di interesse comunitario che dal 1999 è entrato a far parte della Riserva Naturale Foce Volturno-Costa di Licola. Attraverso il Programma Integrato Città Sostenibili (Pics), finanziato dal Programma Operativo Regionale Campania (POR), Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2014-2020, l’area archeologica ha potuto contare su 2,5 milioni di euro per la “sistemazione e la valorizzazione”. L’intervento è stato autorizzato a dicembre 2021.

A novembre 2023 il sindaco della Città metropolitana di Napoli, proprietaria dell’area archeologica corrispondente al Foro, il sindaco del Comune di Giugliano, proprietario delle zone limitrofe alle aree archeologiche, funzionali allo svolgimento delle attività di accoglienza e fruizione del Parco e il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, competente delle aree in prossimità del Foro, hanno sottoscritto un Accordo di Valorizzazione e Gestione integrata del Parco Archeologico “per garantire la massima fruibilità, la valorizzazione e la conservazione, insieme con un’offerta di elevato grado culturale”.

Lavori avviati e conclusi nel 2024, con un impegno finanziario di 2.370.434,94 euro. L’intervento, come si legge nel portare Europa Campania.it “ha trasformato il sito archeologico in: “Oasi archeo-naturalistica di forte impatto scenografico che di interesse scientifico-culturale-sportivo”; un “Giardino pubblico per residenti e non residenti”; un “Percorso didattico per scolaresche”; un “Percorso lungo lago”. Oltre che un “Attrattore di Turismo Archeologico e Naturalistico”. Anche con l’inserimento di circa 350 alberi e 7.500 arbusti.

Un intervento, si legge sul portale Open Coesione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, “finalizzato al recupero del sito archeologico”, ma anche alla “bonifica delle aree attualmente invase da materiale di scarico e rifiuti di varia natura che hanno ostruite le insenature originarie del Lago”.

Il 5 maggio l’inaugurazione di “oltre 70mila mq di area a verde rigenerata”, come pubblicizzava il Comune sul suo portale. “Abbiamo speso due milioni di euro per ridare dignità al nostro territorio”, spiegava il sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi. “Dobbiamo recuperare Lago Patria perché è un bene ambientale straordinario che può essere un attrattore turistico e sportivo”, aggiungeva il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.

Ma restano questioni non risolte. Neppure l’inaugurazione del Parco ha comportato l’allontanamento delle famiglie che da decenni abitano nei due edifici abusivi realizzati all’interno del Parco. Nonostante la sentenza del Tar nell’agosto 2016, confermata dal Consiglio di Stato nel novembre 2022, abbia stabilito che il Comune avrebbe dovuto provvedere all’abbattimento, come stabilito nell’ordinanza del 1998.

La vegetazione poi cresce senza cura e invade i resti delle strutture antiche, al punto che, nel caso di quelle di minor altezza, è possibile solo intuirne la presenza. I percorsi pedonali sono difficoltosi. I pannelli illustrativi, i punti luce e i servizi igienici, vandalizzati. Come il sistema di videosorveglianza.

La concessione per la manutenzione del verde, terminata con la caduta a febbraio 2025 dell’amministrazione Pirozzi, non viene più rinnovata dal commissario prefettizio Carmine Valente, tanto meno dal sindaco Diego Nicola D’Alterio. Da qui il degrado. Eppure una soluzione ci sarebbe stata. Almeno provvisoria. “Abbiamo più volte proposto al Comune di affidarci l’area, ma senza esito”, dice De Martino.

La Regione, contattata da ilfattoquotidiano.it, attraverso l’Ufficio Stampa, spiega che “nella gestione dell’area archeologica non ha alcuna responsabilità diretta”. Anche il Comune è stato contattato, sia per telefono che per mail, senza fornire risposta.

La storia del Parco è travagliata. Tra il 2006 e il 2010 viene dato il via alla “Sistemazione e la valorizzazione dell’area archeologica”. Articolata in un primo lotto per il quale sono stati impegnati circa 480mila euro dal POR FESR Campania 2000-2006 ed un secondo lotto, da 1.535.625,01 euro dal POR FESR Campania 2007-2013. Anche allora, una inaugurazione, a giugno 2010. A settembre 2013 il Parco chiude per “inagibilità”. Dopo quattro anni, a settembre 2017, la vegetazione invade l’area. Ancora “temporaneamente chiusa” secondo il sito del Mibact, anche se il cancello d’ingresso risulta spalancato.

Ad ottobre 2017 la Città metropolitana di Napoli provvede, con 33.800 euro al restauro della colonna superstite del Capitolium. Nel 2021 ancora la Città metropolitana di Napoli finanzia con 140mila euro la riqualificazione del sito con “la creazione di percorsi didattici illuminati con annessa cartellonistica”.

E si arriva al Programma triennale dei Lavori pubblici 2025-27 che destina per il 2025, 1.533.423 euro per la demolizione dei fabbricati abusivi e prevede per il 2026 l’avvio della procedura per la Realizzazione di un museo archeologico con un impegno di 3milioni di euro. A quando la prossima inaugurazione?

L'articolo Campania, come sprecare 4,5 milioni di euro: il Parco archeologico di Liternum in eterno stato di abbandono proviene da Il Fatto Quotidiano.







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