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ATP Santiago, Darderi: “Al Luciano bambino direi di non preoccuparsi perché ce la faremo”

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Luciano Darderi è il nuovo campione del BCI Seguros Chile Open. Il quinto titolo della carriera dell’azzurro su sei finali arriva ancora sulla terra rossa, la superficie che meglio si addice alle sue caratteristiche, anche se, sottolinea Luli, sente di star migliorando anche sugli altri campi.

Adattatosi all’altura di Santiago de Chile e domata l’influenza, Darderi ha ingranato partita dopo partita, fino al trionfo. I 250 punti della vittoria lo avvicinano alla top 20, primo traguardo designato per il 2026, adesso lontano solamente 66 lunghezze. In conferenza stampa ha analizzato il suo percorso e ha tenuto ben saldi gli obiettivi per il futuro.

D: Luciano, congratulazioni per settimana incredibile e per essere diventato campione. Volevo chiederti come ti sei sentito nella partita, come l’hai vissuta? Da dove è passata la vittoria, qual è la chiave?
LUCIANO DARDERI: “Credo di essere rimasto concentrato nei momenti importanti, perché lui serviva molto bene, mi dava poco ritmo e giocava molto veloce. Però sono rimasto concentrato e ho servito bene. Nel tiebreak del primo set è stato quando si è rotto un po’ l’equilibrio della partita. Poi sono riuscito a recuperare il break nel secondo set. È stato un buon match, lui giocava più sciolto di me, perché non aveva molto da perdere. Sono contento di come ho retto la pressione, anche se è stato difficile”

D: Dal momento in cui Yannick butta la palla fuori sei stato 22 secondi per terra, quando stavi festeggiando. Vorrei sapere cosa ti è passato per la mente in quel momento, che ricordi ti sono venuti e come si collega con il discorso che hai fatto di ringraziamento per tuo padre. Cos’è successo in quel momento?LUCIANO DARDERI: “Molte cose, soprattutto mia nonna, perché al cambio di campo del 6-5, le avevo chiesto che mi aiutasse in quel momento. In un momento di disperazione uno pensa qualsiasi cosa, molte volte mi succede che le chieda aiuto nei momenti importanti. È qualcosa che aiuta la mia testa, certo non è qualcosa che succede per magia, devo giocare e vincere, però mi dà quella scintilla, quella forza e pensarci mi aiuta. Ci sono tante cose, molti flash con mio padre da bambino durante la settimana, quello che pensavamo. Pensavo a cosa avrei fatto se avessi vinto, avevo pensato di buttarmi per terra, alzare le braccia, mille cose… È ciò che ti viene in quel momento e mi è venuto di buttarmi per terra. Sono felice perché adesso scende tutta la tensione, sono un po’ stanco ma, in fin dei conti, finisci poche settimane nella tua carriera felice e questa è una di quelle, con il trofeo e il tuo team contento. Perché dei 35 tornei che ho giocato lo scorso anno ne ho vinti tre. Quindi per 32 me ne sono andato triste perché ho sempre perso. E vincere 5 titoli per me è già un sacco, non me lo aspettavo così velocemente, però la verità è che stiamo lavorando molto bene e tutto questo è grazie alla mia squadra, perché sopportano tanto, la follia in campo… Non è facile sopportare tutte queste cose. Loro capiscono tutto questo e sanno gestirlo molto bene ed è un grande merito, li ringrazio molto per gli sforzi che fanno”

D: Vorrei domandarti cosa direbbe il Luciano di oggi al Luciano di 10/12 anni, adesso con 5 titoli ATP?
LUCIANO DARDERI: “Di essere un combattente, perché ce la faremo in qualche maniera. In realtà è già da molto che ci sono riuscito. Ovviamente il sogno più grande è essere in top 10 – e per questo sono ancora in corsa – che è il sogno che abbiamo con il mio team e mio padre. Però la verità è che siamo molto contenti, tutto ciò che verrà in più mi farà felice. Cinque titoli non me li sarei mai immaginati nella mia vita. Ho 24 anni da qualche giorno e non potrebbe essere meglio di così. Credo che ce lo meritiamo, perché lavoriamo duro da tempo, questo non arriva in pochi giorni, ma sono 5/6 anni che continuiamo ad allenarci forte, ogni parte della mia squadra fa la propria parte, “aggiunge il proprio granello di sabbia”, quindi non è solo mio, è di tutti. Siamo molto felici di essere in questa posizione”

D: Nelle prime due partite sei andato al terzo set, mentre negli ultimi due set hai vinto in due. Senti che sei andato a crescere? Qual è stato il rivale che ti ha complicato di più la vita?
LUCIANO DARDERI: “Sì sono andato in crescendo. Ho iniziato la settimana malato, con la febbre. Ovviamente lo dico alla fine, perché durante la settimana non si può dire, perché i giocatori lo possono venire a sapere ed è una cosa che ci siamo tenuti per noi. Adesso che è superata lo possiamo dire, è stato complicato. Durante le prime due partite ho faticato molto, senza sminuire gli avversari perché hanno giocato un gran tennis tutte le partite, però credo di essere in fiducia. Quando sei verso la fine e credi di poter vincere il titolo, perché non era la prima volta che vincevo un trofeo e credevo di potercela fare, hai molta fiducia. Trovato il ritmo, in semifinale e finale ho giocato un gran tennis, due partite in due set duri e tirati. Dopo tutto è stata molto di successo questa settimana. La partita più complicata? Ovviamente la finale per la tensione. A dire il vero tutti e quattro gli incontri sono stati complicati. Con Navone sono stato a un passo dalla sconfitta, sotto di un break nel terzo set. Però il tennis è così: si devono gestire i momenti difficili per poi giocarsi la coppa

D: Sei quasi top 20 e hai vinto 4 titoli negli ultimi 12 mesi. Qualsiasi altro tennista, la maggior parte, sarebbe il numero 1 del proprio Paese, però tu sei il 4 d’Italia. Il tuo amico Cobolli è campione in Messico, com’è la competizione tra connazionali?LUCIANO DARDERI: “È una competizione sana. Se sei numero 4 del tuo Paese e sei numero 20 va abbastanza bene. Abbiamo una relazione speciale con Cobolli perché l’anno scorso quando ho vinto Marrakech, il giorno prima lui aveva vinto Bucarest. Ieri mattina gli ho mandato un messaggio: “Lo rifacciamo?”. Abbiamo fatto una promessa per Indian Wells se avessimo vinto entrambi, lui ha vinto ieri e io qui… Ne dobbiamo parlare. Io gli ho chiesto che avremmo fatto se avessimo vinto tutti e due, ma ancora non lo sappiamo… vedremo domani quando saremo entrambi lì che pazzia faremo”.

D: Sei uscito al primo turno a Rio e qui sei arrivato alla fine e hai vinto il titolo. Quale click pensi di aver fatto, che cambio c’è stato questa settimana?
LUCIANO DARDERI: “Come ho detto prima, ero un po’ malato. Dopo tante settimane una dopo l’altra ci sono momenti difficili che uno attraversa. La verità è che aver perso al primo turno a Rio mi ha fatto tanto male, perché c’erano 500 punti in palio, mi sentivo solido e venivo da un periodo in cui stavo giocando bene. Siamo arrivati lunedì sera tardi e ho giocato martedì, quindi con un solo giorno per preparare un torneo è difficile, le condizioni sono differenti tra Buenos Aires e Rio, però Juan Manuel Cerundolo ha giocato una buona partita a Rio. Il tennis è così: si vince e si perde. Però abbiamo mantenuto una certa solidità mentale e ora siamo qui, campioni ancora una volta. Felici, ma dobbiamo continuare a lavorare, domani si ricomincia. Già venerdì o sabato giocheremo a Indian Wells, inizia una nuova settimana, ma oggi ce la godiamo con la mia squadra”

D: Credi che ci sia stato qualche elemento o aspetto del gioco che sei riuscito a migliorare durante il torneo?
LUCIANO DARDERI: “Provare a controllare la mia pazzia, a tennis ho giocato bene, ma quello che c’è nella testa è importante. Riuscire a controllarmi, il mio team mi aiuta a respirare, anche se io dico loro di tutto, però non mi piace ascoltare [ride]. Credo che mantenere la calma e la concentrazione siano dei fattori, al di là di quelli tecnico-tattici”

D: Hai cinque titoli tutti sulla terra rossa, cosa ti manca nelle altre superfici? Anche adesso per lo swing americano
LUCIANO DARDERI: “A Wimbledon ho fatto terzo turno, mi trovo bene. Ci sono superfici in cui si gioca un mese all’anno, abbiamo solo tre tornei o quattro ed è molto difficile prepararsi per questa superficie con poche competizioni. Sono molto belle, ma molto differenti. Ho fatto ottavi in Australia e quarti a Auckland, che non avevo mai fatto, ho perso con Sinner… [ride]. Era l’unica partita che dovevo perdere, poi ho vinto contro Khachanov, Baez e altri che non ricordo. Sono arrivato agli ottavi e non me lo sarei mai aspettato. In quel momento mi sono trovato bene e sono contento di tornare a giocare sul cemento, perché sono migliorato molto e adesso è qualche mese di fila, sono quasi in top 20. Proseguo con i miei obiettivi: prima la top 20 e per la fine dell’anno speriamo nella top 10”







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