Mercato auto Italia, l’accelerazione di febbraio. Immatricolazioni a +14%
Il mercato italiano dell’auto archivia febbraio con un segno positivo e numeri in decisa crescita, ma con più di un elemento di cautela sullo sfondo. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel mese sono state immatricolate 157.334 autovetture, contro le 137.965 di febbraio 2025: un incremento del 14% che consolida il trend di inizio anno.
Nel primo bimestre 2026 le immatricolazioni si attestano intorno alle 300 mila unità (+10,2% sul 2025), ma il confronto con il periodo pre-pandemia resta negativo: rispetto al 2019 il mercato segna ancora un -12,9%. Un recupero dunque incompleto, che evidenzia come il settore non abbia ancora riassorbito del tutto gli effetti della crisi sanitaria e delle successive tensioni economiche.
Il risultato di febbraio è stato sostenuto in modo determinante dal noleggio, in particolare quello a breve termine, e dalle auto-immatricolazioni ( le famigerate Km zero) della rete. Senza la spinta del rent, la crescita si fermerebbe attorno al +9%. Le immatricolazioni generate direttamente dai concessionari hanno superato le 14.600 unità nel mese, pari a oltre il 9% del mercato, in aumento di circa il 25% rispetto a un anno fa. Anche il canale privati mostra un segnale di risveglio (+9,25% a febbraio), ma nel cumulato bimestrale l’incremento si riduce al +2,38%, a conferma di una domanda delle famiglie ancora fragile.
A sottolineare la natura di questa ripresa è Massimo Artusi, presidente di Federauto: “La crescita delle immatricolazioni a febbraio è stata favorita dalle politiche messe in atto da alcuni brand che hanno determinato il risveglio degli acquisti da parte delle famiglie, con la conseguente ripresa del canale privati da mesi in trend negativo”.
Come ha poi evidenziato il presidente di UNRAE, Roberto Pietrantonio, “il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida. Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica”. Un richiamo alla necessità di accompagnare la ripresa con strumenti strutturali e stabilità normativa, evitando di confondere un rimbalzo congiunturale con un consolidamento duraturo del mercato.
Sul fronte delle alimentazioni si consolida il cambio di paradigma. L’ibrido (mild e full) supera per il secondo mese consecutivo la metà del mercato con oltre 82 mila unità a febbraio (52,2%, +34,8%), una quota impensabile solo due anni fa. Le plug-in hybrid più che raddoppiano i volumi (+102,7%) raggiungendo l’8,5% di quota, mentre le elettriche si attestano al 7,9% con circa 12.500 unità, in forte crescita rispetto all’anno scorso anche grazie agli incentivi MASE prenotati in autunno e consegnati nei mesi successivi.
Artusi osserva che è “da registrare il consolidarsi nelle preferenze dei consumatori dell’alimentazione ibrida e plug-in”, mentre l’elettrico puro realizza “un risultato positivo, essenzialmente dovuto agli effetti degli incentivi”, con il rischio che, una volta esaurita la spinta, riemergano le perplessità legate alla carenza di fattori abilitanti e all’incertezza del quadro normativo.
Nonostante i progressi, l’Italia resta fanalino di coda tra i principali mercati europei: la quota BEV del 7,9% è lontana dal 22% della Germania, dal 28,3% della Francia e da una media UE prossima al 20%. Nel frattempo benzina, diesel e GPL continuano a perdere terreno con cali a doppia cifra, confermando una transizione ormai strutturale nelle scelte dei consumatori.
L’inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor evidenzia però un clima di prudenza tra i concessionari: oltre la metà segnala bassa affluenza nelle showroom e ordini insoddisfacenti; per i prossimi mesi prevale l’attesa di stabilità, con una quota significativa che teme un peggioramento. Pesano la situazione economica generale, il livello dei prezzi e l’incertezza sulla transizione energetica, mentre anche il mercato dell’usato, dopo anni di vivacità, inizia a mostrare segnali di rallentamento.
Febbraio conferma dunque una partenza positiva per il 2026, ma la sfida sarà trasformare un rimbalzo congiunturale in una crescita strutturale, capace di riportare stabilmente il mercato italiano su volumi coerenti con il suo peso nel panorama europeo.
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