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Attacco all’Iran, la storia: “Noi italiani abbandonati ad Abu Dhabi, gli spagnoli erano assistiti dal loro governo”

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“Noi italiani siamo rimasti soli. Non si è visto nessuno, nessuno del nostro Paese ci ha assistito o informato. Invece gli spagnoli sono stati aiutati da personale dell’ambasciata, del consolato, da agenti della Guardia Civil. Sì, devo ammettere che ci ha colpito”. Luca Baldelli parla con un po’ di amarezza, forse anche per quel legame così vivo che hanno gli emigrati: “Da sedici anni ormai vivo all’estero”, racconta dall’albergo di Abu Dhabi dove è bloccato in attesa di un aereo che lo riporti in Spagna, dove vive. “La mia compagna ed io – spiega – eravamo partiti da Bangkok, in Thailandia, per tornare a Madrid. Dovevamo fermarci negli Emirati solo per uno scalo”.

Qui, però, hanno scoperto cosa era successo mentre erano in volo: “E’ stata un’esperienza che non dimenticherò: trovarmi improvvisamente in guerra”. Nella sua voce più che paura si sente stupore, come se ancora stentasse a rendersi conto: “Una guerra strana, per così dire passiva. Stiamo qui, in aeroporti e alberghi di lusso, ma all’improvviso in cielo vediamo arrivare le strisce bianche dei missili”. E’ cominciato appena atterrati nello scalo degli Emirati: “Ci hanno detto che non si poteva ripartire, che c’era stato l’attacco all’Iran”.

In un attimo tutto è cambiato: la guerra, appunto. “Si sono sentiti gli allarmi, centinaia di telefonini hanno cominciato a suonare insieme. Un attimo dopo ci sono stati quei boati, i vetri tremavano. Fino a quell’esplosione vicina, molto vicina, che ha mandato in frantumi tutta la vetrata dell’aeroporto. Poi abbiamo visto le ambulanze, i soldati, e allora abbiamo capito che c’erano stati dei morti, dei feriti”.

Da quel momento è cominciato il pellegrinaggio: prima in un albergo, poi, dopo due giorni, in un altro: “Per fortuna la compagnia aerea non ci ha abbandonato. Ci hanno trovato gli hotel, ci hanno fornito il cibo. Tutto pagato da loro”. Ma quando partirete? “La situazione è piuttosto caotica. Come al solito funziona che chi fa il furbo alla fine trova una corsia preferenziale, non contano più i biglietti, le prenotazioni. Chi arriva primo, si infila su un aereo”. Paura? “No, non esattamente. Ripeto: è tutto così strano. Sei in un albergo lussuoso, ma ogni tanto arrivano i missili. E ti ricordi che sei in guerra… non avrei immaginato che mi sarebbe successo nella vita”.

Ma le autorità italiane? E qui arrivano le note dolenti: “Niente. Nessuno. Devo dire che mi colpisce: ho parlato con gli spagnoli che si trovano nella nostra stessa situazione. Ecco, dopo qualche ora hanno ricevuto una visita di agenti della Guardia Civil che hanno detto di non preoccuparsi. Che il loro Paese avrebbe seguito la vicenda e non li avrebbe lasciati soli. Poi sono passati degli incaricati dell’ambasciata, del consolato. Insomma, gli spagnoli non si sono sentiti abbandonati”.

Una sensazione che è confermata del resto dalla Farnesina, interpellata dal Fatto: “Abbiamo quattro persone che devono seguire trentamila italiani, di cui seimila vogliono partire al più presto possibile. Molti stiamo iniziando a farli ritornare in Italia, come è successo con i duecento studenti minorenni. Agli altri raccomandiamo di seguire le informazioni sui siti, in particolare quello del ministero degli Esteri”.

Baldelli – 37 anni, un impiego nel commercio dei vini – ci tiene a dirlo: “Sono andato via dall’Italia nel 2010. Dopo essere stato in Inghilterra, da quasi dieci anni vivo e lavoro a Ibiza, in Spagna. Ma sono molto legato al mio Paese, me ne sono accorto proprio andando via. Però devo dire che ci siamo sentiti abbandonati”.

L'articolo Attacco all’Iran, la storia: “Noi italiani abbandonati ad Abu Dhabi, gli spagnoli erano assistiti dal loro governo” proviene da Il Fatto Quotidiano.







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