Il caso Ruby torna ancora a processo: per 22 imputati si discuterà di corruzione in atti giudiziari con il rischio prescrizione
Sembra un déjà-vu, ma non lo è, il caso Ruby torna in un’aula di giustizia dopo quasi 16 anni con un rischio prescrizione incombente. È stato fissato per il 28 maggio, davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano, il nuovo processo d’appello sul caso Ruby ter a carico di 22 imputati, tra cui Karima El Mahroug – l’allora ragazzina di 17 anni spacciata per nipote del defunto presidente egiziano Moubarak – e le le giovani donne ospiti delle cene eleganti, organizzate dall’allora premier Silvio Berlusconi, e l’ex legale di Ruby e con al centro l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Imputati che nel febbraio 2023 erano stati tutti assolti, il leader di Forza Italia compreso (poi morto il 23 giugno successivo), dal Tribunale di Milano.
I pm Tiziano Siciliano (ora in pensione) e Luca Gaglio, poi, avevano fatto ricorso direttamente in Cassazione, che ha disposto il nuovo processo in appello (presidente del collegio Enrico Manzi). C’è stato un “vizio”, un errore giuridico “che ha inficiato l’intero ragionamento” nella sentenza di assoluzione, ha scritto la Suprema Corte nelle motivazioni depositate nel gennaio 2025, più di un anno fa.
Le assoluzioni in primo grado erano arrivate per un nodo giuridico in quanto le ragazze erano state sentite nei due processi milanesi sul caso Ruby, tredici anni fa, come testi semplici, mentre avrebbero dovuto, secondo i giudici, essere già indagate per gli “indizi” che c’erano sui versamenti che avrebbero ricevuto dal Cavaliere ed essere ascoltate come testimoni assistite da legali.
La Cassazione ha spiegato, invece, che la corruzione in atti giudiziari, in sostanza, non poteva essere a loro già contestata in quel momento, perché non erano ancora pubblici ufficiali, qualifica che serve perché si configuri la corruzione. E che lo sono diventate proprio solo quando sono state citate come testimoni, con la fase dell’ammissione delle liste testi nel novembre 2011. In 26 pagine di motivazioni molto tecniche i giudici della sesta penale (presidente Giorgio Fidelbo), oltre ad annullare senza rinvio le accuse di falsa testimonianza perché prescritte, aveva disposto il processo d’appello sulle altre imputazioni dando le “coordinate del ragionamento giuridico“. Anche sulle accuse di corruzione, tra l’altro, potrebbe pesare nel procedimento il tema della prescrizione.
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