Bignami asfalta il fronte del No tra furia rossa in piazza e magistrati “fratelli”. Ecco cosa sta accadendo
Sembrerà un pot porri di casi e vicende, ma sono fatti che si succeduti – e solo negli ultimi giorni – intorno all’appuntamento referendario sulla riforma della Giustizia. E allora riavvolgiamo il nastro dalle ultime vicissitudini all’attenzione della cronaca politica fino ad oggi. Quando, per esempio, mentre il palcoscenico mediatico di La7 si trasforma in un ufficio di collocamento per reduci del progressismo, fuori dagli studi televisivi il clima intorno al referendum si fa pesante. Inquinato da un livore argomentativo che passa troppo spesso sotto silenzio. Ebbene: da un lato abbiamo le piazze della violenza. Dall’altro, l’arroganza di una certa magistratura che non vuole rinunciare al proprio cordone ombelicale con l’accusa. E nel mezzo, il dibattito democratico che va a farsi benedire (suo malgrado)…
Referendum sulla Giustizia, Bignami smonta il fronte del No
E allora torniamo a Bologna per esempio, dove la “culla” del dialogo si è trasformata in teatro di un’aggressione squadrista. Collettivi antagonisti legati all’estrema sinistra hanno aggredito due studenti, impedendo fisicamente la tenuta di un convegno a favore del Sì. Un episodio gravissimo che il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha denunciato con forza. Puntando il dito contro l’ipocrisia del sistema informativo, e asserendo con fermezza: «In merito all’aggressione violenta dei due studenti all’Università di Bologna da parte di collettivi antagonisti legati all’estrema sinistra, che hanno impedito si tenesse un convegno per il Sì al referendum, desidero ringraziare per la solidarietà espressa anche gli esponenti locali del centrosinistra».
E smaschera un dietro le quinte del non detto (sui media)
E ancora. «Dispiace rilevare che salvo la puntualità della cronaca locale e alcuni quotidiani, la stragrande maggioranza delle testate nazionali non abbia dato la notizia. Cosa sarebbe accaduto a ruoli invertiti, con degli estremisti di destra che impediscono un convegno del No aggredendo i partecipanti? Massima solidarietà ai due ragazzi aggrediti. Questi episodi non possono cadere nel silenzio. È necessario un clima dialogo e rispetto da preservare al di là dell’appuntamento referendario», ha dichiarato con nettezza il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
Referendum Giustizia, il “partito dei giudici”, la casta dei fratelli e l’appunto di Bignami
Ma la vexata quaestio non si esaurisce qui. Perché la battaglia non si gioca solo con le mani. C’è una resistenza culturale (di categoria? Per usare un eufemismo…) , che emerge anche dalle aule dei congressi. Ha dell’incredibile la tesi sostenuta da alcuni magistrati secondo cui il giudice debba essere un «fratello del pubblico ministero», condividendo formazione e origine, approccio di metodo e fine ultimo. Questo il perimetro e il raggio d’azione delle affermazioni. Votare sì alla riforma della giustizia? «È un grave errore, perché il giudice è, e deve essere, un fratello del pubblico ministero. Perché entrambi devono avere la stessa formazione. La stessa origine. E la stessa educazione. Come entrambi oggi hanno gli stessi esatti doveri». A pronunciare queste parole: un magistrato.
Una visione che demolisce il concetto stesso di giustizia imparziale e che Bignami smaschera e smonta pezzo a pezzo con un paradosso logico: «Se ritenete giusto che il giudice sia fratello di chi vi accusa, allora votate no alla riforma. Se invece ritenete giusto che il giudice non sia fratello, ma che sia terzo e imparziale rispetto a chi vi accusa. Rispetto a chi può chiedere di mandarvi in galera, o di pagare dei soldi a qualcuno, allora votate sì alla riforma». Non solo. Al XXV congresso di Magistratura Democratica, il fronte del No ha alzato il tiro parlando di «attacco senza precedenti» e scenari apocalittici per i diritti dei cittadini. La verità, piuttosto, sembrerebbe però di segno opposto: la riforma Nordio non minaccia l’autonomia. Ma l’apodittica predominanza di chi si sente intoccabile.
Odio social e minacce a Giorgia Meloni
Peraltro, non possiamo non sottolineare che questo clima di delegittimazione non è privo di conseguenze. Le minacce di morte rivolte al premier Giorgia Meloni sotto un post del giornalista Giacomo Salvini sono solo il terminale ultimo di una narrazione carica di disprezzo. Per Bignami, allora, siamo alle prese con il frutto di un «clima di odio alimentato da chi diffonde menzogne». Quando si trasforma il confronto politico in una crociata personale, si finisce inevitabilmente per armare la mano (o la tastiera) degli estremisti.
Bignami: «Minacce a Meloni frutto di un clima d’odio alimentato da menzogne»
Più precisamente: «Le minacce di morte rivolte al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, apparse sotto il post del giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini, sono di una gravità inaudita e meritano la più ferma condanna. Purtroppo episodi come questo sono il risultato di un clima di odio e delegittimazione alimentato per troppo tempo da chi diffonde menzogne e fomenta un rancore personale e politico», ha commentato sulla vicenda il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.
Aggiungendo in calce: «Quando per mesi si alimenta un racconto carico di disprezzo e delegittimazione, si finisce inevitabilmente per legittimare gli estremismi e gli eccessi di chi trasforma l’odio in minaccia. Nel nostro Paese il confronto politico deve rimanere sempre nel perimetro del rispetto democratico. Per questo chiediamo a Giacomo Salvini di prendere le distanze in modo chiaro e inequivocabile da quei follower che, sotto il suo post, hanno pubblicato minacce tanto gravi quanto inaccettabili».
E intanto, tra aggressioni universitarie, teoremi giudiziari “fraterni” e odio social, la sinistra ha scelto la sua strategia: se non puoi vincere nel merito, prova a distruggere l’avversario (non solo a delegittimarlo con argomenti dibattimentali). Ma gli italiani, il giorno del voto, sapranno distinguere tra la riforma necessaria e lo show articolato sulla solita “macchina del fango”…
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