Ospedali del futuro, rivoluzione in Italia: 60 nuovi cantieri e l’IA che può tagliare gli errori del 40 per cento
Costruire un ospedale del futuro è una delle sfide più complicate (e al tempo stesso stimolanti) che il mondo della sanità italiana si trova oggi ad affrontare. Nello specifico, attualmente, oltre 60 nuovi ospedali sono in fase di progettazione o costruzione nel Paese, spesso accompagnati dagli investimenti del PNRR per la sanità territoriale.
Il 24 febbraio 2026, nell’Aula Magna del Politecnico di Milano, si è tenuto il 4° Annual Meeting della Joint Research Partnership Healthcare Infrastructures (JRP HI), la piattaforma di ricerca nata nel 2022 dal Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico, insieme alla Fondazione Politecnico di Milano. Il titolo dell’incontro è «Next Generation Hospital: misurare l’innovazione». Un titolo che racconta già molto del programma e degli obiettivi.
Misurare l’innovazione dei nuovi ospedali
Nei primi tre anni di attività, la piattaforma JRP HI ha lavorato alacremente alla definizione del modello metaprogettuale «Next Generation Hospital». Ma il quarto anno segna davvero un cambio di passo: dall’elaborazione teorica agli strumenti operativi. Indicatori misurabili, standard di riferimento, tool basati su evidenze scientifiche per chi deve prendere decisioni, progettare o gestire strutture sanitarie.
«Senza strumenti di misurazione condivisi non è possibile migliorare, confrontare esperienze o orientare correttamente gli investimenti pubblici», ha dichiarato Stefano Capolongo, presidente della piattaforma e professore del Politecnico di Milano. Una specie di avvertimento che suona anche come autocritica di sistema: la sanità italiana investe miliardi in nuove strutture, ma manca ancora di un linguaggio comune per valutarne la qualità. Anche se stiamo migliorando, di giorno in giorno, grazie alla perseveranza e al lavoro continuo.
Cosa raccontano i dati
I risultati della Ricerca JRP HI 2025 offrono numeri concreti su cui riflettere. L’automazione e l’intelligenza artificiale possono ridurre gli errori di prescrizione di oltre il 40 per cento e i tempi operativi legati alla gestione del farmaco fino al 50 per cento. Sul fronte ambientale, invece, il quadro è meno confortante: solo una quota residuale degli ospedali italiani raggiunge oggi i target minimi di approvvigionamento da fonti rinnovabili. Un ritardo che pesa molto, effettivamente, in un settore ad alto consumo energetico.
La ricerca conferma insomma che sostenibilità, digitalizzazione, automazione e qualità degli spazi non possono più essere trattati come temi separati. No, devono convergere in indicatori integrati, capaci di restituire una valutazione complessiva e comparabile delle strutture.
Un linguaggio condiviso per la nuova sanità
Tra i risultati più rilevanti del 2025 c’è inoltre la pubblicazione della Norma UNI 11993:2025, dedicata a «Ospedali e strutture sanitarie: termini e definizioni». È il primo tassello di un percorso normativo più ampio, molto ambizioso, che punta a superare l’obsolescenza dell’attuale sistema di accreditamento e a costruire una base comune per l’intera filiera dell’edilizia sanitaria.
L’evento del 24 febbraio ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’OMS, del Ministero della Salute, di AGENAS e di otto regioni italiane, oltre a esperti internazionali e partner industriali. Tra i temi affrontati, il 14° Programma di lavoro dell’OMS (2025-2028) e il ruolo delle infrastrutture sanitarie in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Il cantiere dei nuovi ospedali italiani è aperto. Non si può più aspettare.
