Esuberanza, leggerezza e consapevolezza, ma non solo: perché Kimi Antonelli può davvero vincere il Mondiale
Provate a ricordarvi dove eravate il 19 marzo 2006, giorno dell’ultima vittoria italiana in Formula 1 di Giancarlo Fisichella in Malesia nel 2006. Sicuramente non potrà fare questo esercizio di memoria Kimi Andrea Antonelli che in quella data non era ancora nato. Sarebbe venuto al mondo cinque mesi più tardi (il 25 agosto). A quattro giorni dal ventesimo anniversario il pilota bolognese ha ripotato l’Italia sul gradino più alto del podio.
Emozioni, lacrime e tutta la felicità del mondo per un ragazzo che “ha appena realizzato uno dei suoi sogni da bambino”. Plurale, perché il più grande è chiaramente diventare campione del mondo. E Antonelli quest’anno può farlo davvero. Non importa che sia appena alla sua seconda stagione, il talento non conosce tempistiche, irrompe all’improvviso. Mercedes è nettamente la macchina più forte di questo 2026 (oggi 25 secondi rifilati alla Ferrari di Lewis Hamilton – primo podio con la Rossa – secondo team al traguardo). La F1 è uno sport che corre tremendamente veloce e non aspetta e quando c’è l’occasione va colta al volo. Seppur giovanissimo, Kimi sa che quest’opportunità capita poche volte nella vita, forse addirittura una. Toto Wolff, team principal Mercedes, lo ha coccolato e cresciuto e messo al posto di Hamilton quando l’inglese ha deciso di sposare Ferrari. Un’eredità pesante, pesantissima, che gli è stata consegnata perché il manager austriaco ha visto in lui le potenzialità da campione del mondo fin dal giorno zero. E Kimi la prima vera chance di vincere un Gran Premio l’ha colta al volo.
Se dopo i controlli Fia del primo giugno sul famigerato rapporto di compressione, il motore Mercedes non cambierà di una virgola, allora sì che il discorso mondiale sarà un tema di casa. Scendendo più nel dettaglio tecnico, Russell è un pilota molto veloce, soprattutto in qualifica. Da ragazzino era soprannominato Mr. Saturday, proprio per la differenza che faceva sul giro secco. Dall’adolescenza, invece, Kimi è sempre stato un fulmine sul bagnato. Una particolarità che l’ha aiutato a vincere il titolo in Formula Regional nel 2023 (alla partenza a Zandvoort era ottavo, primo dopo 4 giri) e l’ha presentato al mondo della Formula 1: lo scorso anno al debutto in Australia scattava sedicesimo e sotto il diluvio di Melbourne ha rimontato fino alla quarta posizione. Negli ultimi anni, per ragioni di sicurezza, abbiamo visto sempre meno gare sul bagnato.
Ma quest’anno può essere diverso perché la sparizione delle vetture a effetto suolo, quindi dei canali Venturi, gli spruzzi d’acqua che si alzano in condizioni da bagnato saranno molti meno. Perciò, maggior sicurezza e possibilità di tornare a vedere gare in contesti che hanno consacrato all’epica della Formula 1 tanti piloti: Senna a Monaco il giorno del primo podio in carriera e la vittoria leggendaria a Donigton o Schumacher in Belgio, fino a Verstappen in Brasile nel 2024. Dunque Kimi potrebbe anche cercare aiuto nella cabala e far la danza della pioggia per esaltarsi ancora di più.
George Russell, all’ottava stagione in F1 e attuale leader del mondiale, ha l’esperienza dalla sua e la grande chance della carriera. Antonelli, invece, ha l’esuberanza del ragazzino e sa che la pressione è tutta sul compagno di squadra, una responsabilità di favorito che pesa. Kimi dovrà correggere gli errori di gioventù che si porta dietro. Normali al primo anno, meno al secondo se vuole davvero lottare. Nel primo weekend, l’incidente nelle terze libere dell’Australia ha compromesso la sua qualifica. Poi l’errore in partenza l’ha messo fuori dai giochi vittoria. Stesso copione di ieri nella Sprint cinese. Ma oggi no, Antonelli è stato perfetto e ha saputo rispondere con talento e testa alla partenza fionda Ferrari e poi ha saputo gestire e allungare, facendo una gara ad elastico (aiutata anche dalla lotta interna Ferrari che ha coinvolto anche Russell) risparmiando gomma e alternando giri veloci.
Fino al brivido finale, quel bloccaggio che l’ha portato largo. Lì l’emozione era già al massimo, i battiti altissimi e, forse, le prime lacrime dentro il casco stavano già scendendo. La pietra miliare di oggi è quella che nella testa di uno sportivo può far fare il click decisivo per eliminare insicurezze e sbavature e far pensare con decisione: “Posso vincere il mondiale”. In fin dei conti lo aveva già detto prima dell’inizio della stagione. Ora, c’è una consapevolezza in più.
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