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Referendum, l’avvocato esperto di processi ambientali: “La riforma Nordio lascia indifese le vittime dei reati. A rischio le sentenze più coraggiose”

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“Nel mio lavoro ho rappresentato tanti cittadini, associazioni, comitati vittime di disastri ambientali e inquinamento. E oggi sono seriamente preoccupato che la Riforma possa lasciare queste persone senza difesa e comunque indebolite”. Matteo Ceruti, avvocato di Rovigo, è uno dei massimi esperti dei processi per la tutela dell’ambiente e della salute. Nella sua carriera, tra l’altro, ha rappresentato le persone offese nei processi per Porto Marghera, le centrali di Porto Tolle e Vado Ligure, e più recentemente l’inquinamento da Pfas (le sostanze perfluoroalchiliche, i cd. “inquinanti eterni”) che ha contaminato centinaia di migliaia di veneti.

Avvocato, perché la Riforma Nordio potrebbe lasciare disarmate le vittime di questi reati?
Vorrei fare una premessa generale. Io non sono pregiudizialmente contrario alla separazione delle carriere dei magistrati che tuttavia poteva essere ottenuta con una legge ordinaria invece di mettere mano a una riforma costituzionale pesantissima. Ma le questioni in gioco sono altre.

Quali?
Prima di tutto ci sono i modi: è stata presentata una Riforma blindata, una proposta del Governo che non è stata modificata di una virgola. Così si è umiliato il Parlamento. Ma soprattutto si è scaricata la tensione del dibattito, che doveva avvenire in aula, sull’opinione pubblica e sugli operatori giuridici. Così si polarizzano le posizioni, si mettono i cittadini gli uni contro gli altri. E si avvelenano anche i rapporti tra magistrati e avvocati. E poi…

E poi?
Una Riforma non va giudicata soltanto in se stessa, ma insieme a tutte le altre norme che questo Governo ha approvato negli anni e che insieme contribuiscono a capire quale sia il disegno. C’è quasi la sensazione che l’intento del testo proposto da Nordio sia quello di rivalsa nei confronti della magistratura che si ritiene abbia invaso gli spazi della politica.

Facciamo esempi concreti.
Sono tutte norme che sembrano mirare a sottrarre le responsabilità pubbliche al controllo di legalità. Tanto per cominciare penso all’abolizione dell’abuso d’ufficio che prevedeva sanzioni penali anche per chi non rispettava l’obbligo di astensione in caso di conflitto di interessi. Sarebbe stato essenziale conservarlo per punire comportamenti che continuano a rappresentare un disvalore sociale nella coscienza comune, come già si vede in inchieste come quella sull’urbanistica a Milano. Poi c’è l’ultima riforma devastante della Corte dei Conti che avrà come conseguenza lo scasso del pubblico erario. E adesso arriva questa Riforma. Fa tutto parte di un disegno unitario e va valutato insieme nel momento del voto.

Che cosa la preoccupa di più, soprattutto in relazione ai reati legati all’ambiente e alla salute pubblica di cui si occupa?
Mi preoccupa molto, per esempio, la composizione dell’Alta Corte che dovrà valutare l’operato dei giudici.

Intende il peso della componente politica?
Certo, c’è uno squilibrio verso la politica a causa del sorteggio asimmetrico. Ma anche la componente togata, cioè i magistrati, sarà limitata ai giudici di Cassazione che avranno l’ultima parola sia per decidere le cause – com’è naturale che avvenga – sia quando si tratterà di sanzionare i colleghi magistrati di Tribunale e Corte d’appello che quelle cause hanno deciso.

Si preoccupa dei magistrati?
Penso anche al nostro lavoro di avvocati e soprattutto alle vittime dei reati. Per questo noi legali e tutti i cittadini dovremmo essere molto attenti al rischio che l’Alta Corte possa trasformarsi in strumento di pressione sui magistrati di merito.

Ci spieghi…
Due cose: primo, la storia della magistratura e la prassi insegnano che i magistrati di Cassazione per età media e per esperienza sono quelli più propensi a interpretazioni conservatrici, salvo eccezioni ovviamente. Secondo, la legge che regola la progressione in carriera dei magistrati indica già tra i fattori di valutazione la percentuale di sentenze che hanno trovato conferma nei gradi successivi di giudizio. Infine, il prossimo utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle decisioni giudiziali, anche di questo bisogna tenere conto, comporterà l’uso di algoritmi che inevitabilmente guardano al passato. Ora con l’Alta Corte il rischio di conformismo giudiziario rischia di essere ulteriormente accentuato.

Me lo spieghi in soldoni, perché tutti possano capire…
Le grandi innovazioni giuridiche, soprattutto in temi di diritti, di lavoro, di ambiente, di salute e anche di contrasto allo strapotere di soggetti forti dell’economia, sono arrivate da sentenze coraggiose di giudici di merito che hanno indicato strade nuove. Spesso in contrasto con la precedente giurisprudenza consolidata. Cosa succederà, dopo la riforma, se un giovane magistrato dovrà decidere sotto la spada di Damocle del rischio di non fare carriera o, peggio, di essere sanzionato disciplinarmente, se la sua sentenza non sarà confermata.

Mi faccia qualche esempio concreto.
Penso ai Pretori d’assalto degli anni Settanta in materia di inquinamento e corruzione che hanno vissuto sulla loro pelle il timore delle sanzioni disciplinari. È grazie a pronunce che hanno rotto con le decisioni precedenti, che non sono state condizionate dalla pressione delle gerarchie se i cittadini comuni hanno trovato finalmente una tutela.

Le leggi quindi devono adeguarsi ai tempi?
Proprio così. Facciamo esempi concreti per non limitarci a discorsi di principio: le leggi a volte fanno elenchi di sostanze dannose per la salute, ma i progressi scientifici dimostrano che ci sono altri inquinanti che ci fanno male, ci uccidono. Proprio come i Pfas. Sono proprio i magistrati di primo grado, più giovani, più attenti ai cambiamenti, più vicini al territorio, che hanno permesso di ampliare le tutele in materia di nuovi inquinanti ambientali. Per non dire delle azioni legali in materia climatica che alcune associazioni stanno tentando di portare avanti contro i colossi dell’energia fossile. Dobbiamo affrontare nuove sfide come le conseguenze di alcune attività industriali sul cambiamento climatico cui anche la giustizia deve dare una risposta. Catastrofi come il ciclone Vaia, come le inondazioni in Liguria o in Emilia potrebbero avere delle risposte di tutela anche giudiziaria. Per questo servono magistrati che possano decidere senza timore di conseguenze per la loro carriera.

Teme giudici condizionabili?
Temo giudici timidi e indifesi di fronte a poteri forti.

La Riforma mina l’indipendenza e la libertà dei magistrati?
Vedo rischi esterni, cioè di condizionamenti da parte della politica. E rischi interni, perché con il nuovo Csm e l’Alta Corte disciplinare ci sarà una verticalizzazione pericolosa della magistratura, la restaurazione di una gerarchia di tempi che pensavamo definitivamente superati. Invece la forza della magistratura italiana era anche nel suo potere di tipo diffuso.

Eppure tanti avvocati sono favorevoli alla Riforma…
Non nego che esistono dei problemi. Capisco la frustrazione dell’avvocatura di fronte a vicende di scarsa considerazione da parte dei giudici. A volte penso però che la mia categoria rischi di smarrire il senso del proprio ruolo. E di vederlo riconosciuto. Ma le strade per recuperarlo sono altre.

Quali, in concreto?
Penso a una riforma dell’articolo 24 della Costituzione dove non sia previsto soltanto il diritto alla difesa, ma a una difesa tecnica, cioè svolta in giudizio da un avvocato abilitato. Credo, poi, che sarebbe utile prevedere finalmente una formazione unica per magistrati e avvocati. Una sola scuola di formazione così che le due professioni crescano insieme e comprendano meglio le reciproche esigenze. Così si ridurrebbe anche questa contrapposizione che nuoce a tutti.

Che cosa direbbe ai suoi colleghi che sostengono la Riforma?
Che non devono decidere in base ad istinti che in parte comprendo, ma dobbiamo valutare razionalmente gli effetti profondi di questa Riforma, che rischia di privare di tutele i cittadini che difendiamo, siano essi accusati o vittime. Che, se passasse, avrebbe l’effetto di rendere inefficace il nostro lavoro. E, in fondo, di ridurre il nostro ruolo. Chi pensa che questa Riforma riguardi soltanto i magistrati, sbaglia. Riguarda da vicino tutti.

L'articolo Referendum, l’avvocato esperto di processi ambientali: “La riforma Nordio lascia indifese le vittime dei reati. A rischio le sentenze più coraggiose” proviene da Il Fatto Quotidiano.







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