Dalla guerra fredda all’Iran: il ruolo dell’Italia nello scacchiere militare. Usa, Nato e nucleare nel nostro Paese: le mappe interattive
Italia terra di basi, installazioni e servitù militari. La guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti di Donald Trump contro l’Iran ha fatto tornare di attualità il ruolo – marginale nella diplomazia, fondamentale nello scacchiere militare – che il nostro Paese riveste nel dispiegamento delle forze Nato in generale e di quelle americane più nello specifico. Al pari forse della sola Germania, infatti, l’Italia è stata – a partire dal secondo dopoguerra e per lungo tempo fino alla fine della guerra fredda – il luogo d’elezione per piazzare piste, fortini, munizioni e radar che guardavano a Est. Ma se la caduta del Muro di Berlino e l’evoluzione tecnologica hanno reso inutili se non inservibili (quando non proprio abbandonate) molte di queste strutture, il tessuto del Paese rimane costellato ancora oggi di strutture più o meno operative che potrebbero ritrovarsi coinvolte, anche solo per esigenze logistiche, di fronte a una ulteriore escalation del conflitto.
LA DISTRIBUZIONE DELLE BASI
Ricostruire la mappa della miriade di torri, uffici di comunicazione, basi, depositi e caserme sparse per il Paese non è semplice. Alle fonti ufficiali infatti, da sempre si accompagnano antologie di luoghi mai ufficialmente riconosciuti ma nemmeno mai smentiti, spesso identificati da siti di controinformazione e rilanciate dai media mainstream. Di ciascuno di questi siti – in assenza di definizioni ufficiali – è altrettanto arduo ricostruire l’effettivo utilizzo sotto l’ombrello Usa o Nato, spesso concorrenti o paralleli. Per questo le mappe che pubblichiamo si basano sull’unica ipotesi possibile: quella del confronto di fonti macro (fonti ufficiali, Ong, campagne internazionali) con la verifica, laddove possibile, su notizie della stampa locale.
Quel che è certo oltre ogni ragionevole dubbio è che il principale “esportatore” di basi militari al mondo sono gli Stati Uniti. I responsabili della campagna World Beyond War ne hanno contate più di 870 a stelle e strisce su suolo straniero, i due terzi delle 1200 basi estere a livello globale. Altrettanto certo è che il conto di ciò che avviene nel mondo occidentale è ben più credibile di quanto ammesso o comunicato da potenze come Russia e Cina, il cui dispiegamento di forze, quando svelato, ha una funzione spesso di leva politica ancor prima che militare.
LA BOMBA
La proliferazione militare del secondo dopo guerra ha portato con sé anche l’incremento di ordigni nucleari nelle mani delle due superpotenze e dei loro alleati. In questo caso l’Italia vanta un piccolo record, essendo l’unico Paese europeo con due depositi destinati agli ordigni atomici. Un terzo delle atomiche custodite in Europa si trova nel nord Italia, nelle due principali basi aeree di Aviano e Ghedi.
Complessivamente, il numero delle testate nel mondo è superiore a 12mila, la gran parte delle quali in mano a Stati Uniti e Russia. Le sorti incerte dei trattati di non proliferazione (dopo il ritiro russo nel 2023) rendono questo numero ulteriormente difficile da stimare in futuro.
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