Cresce la pressione della Casa Bianca su Cuba. Díaz-Canel: “Resistenza inespugnabile contro qualsiasi aggressore”
Washington ha intensificato la pressione sulle autorità comuniste cubane perché consentano riforme di libero mercato, mentre l’isola impoverita si affanna a riprendersi da un blackout elettrico che ha colpito tutto il paese e che è stato ripristinato soltanto stamattina, 18 marzo. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che la decisione di Cuba, annunciata questa settimana, di permettere agli esuli di investire e possedere attività commerciali non è sufficiente. “Quello che hanno annunciato ieri non è abbastanza drastico. Non risolverà il problema. Quindi dovranno prendere delle decisioni importanti“, ha detto Rubio, cubano-americano e acceso critico del partito al governo, ai giornalisti alla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump, che solo lunedì aveva affermato che avrebbe “conquistato” il Paese, ha aggiunto: “Faremo qualcosa con Cuba molto presto”.
Le autorità cubane sono sottoposte a una pressione sempre più schiacciante, con Washington che impone un blocco petrolifero e dichiara apertamente di voler porre fine alla quasi settantennale contrapposizione tra gli Stati Uniti e lo stato comunista a partito unico. Cuba è aperta a colloqui ampi con Washington e a maggiori investimenti, ma “non discuterà di un cambiamento del proprio sistema politico“, ha dichiarato martedì un inviato all’Afp. Tanieris Dieguez, vice capo missione cubana a Washington, ha affermato che i due paesi vicini “hanno molte cose da mettere sul tavolo“, ma che nessuno dei due dovrebbe chiedere all’altro di cambiare il proprio governo.
“Nulla che riguardi il nostro sistema politico, nulla che riguardi il nostro modello politico – il nostro modello costituzionale – fa parte dei negoziati e non ne farà mai parte”, ha dichiarato. “L’unica cosa che Cuba chiede per qualsiasi dialogo è il rispetto della nostra sovranità e del nostro diritto all’autodeterminazione“. Il New York Times, citando funzionari statunitensi anonimi, ha affermato che l’amministrazione Trump ha chiesto a Cuba di destituire il presidente Miguel Díaz–Canel, considerato restio al cambiamento.
E proprio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha lanciato un monito contro le crescenti pressioni della Casa Bianca, avvertendo sulle proprie reti sociali che “qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile”. Díaz-Canel ha denunciato come gli Stati Uniti minaccino “pubblicamente Cuba, quasi quotidianamente, di rovesciare con la forza l’ordine costituzionale”, utilizzando come pretesto le difficoltà di un’economia che tentano di isolare da oltre sessant’anni. “Pretendono e annunciano piani per impadronirsi del Paese”, ha aggiunto spiegando così “la feroce guerra economica applicata come castigo collettivo”.
Intanto come già detto il sistema elettrico a Cuba ha iniziato a riprendersi dopo il blackout totale di lunedì. Il recupero è lento, come tipico in caso di interruzioni di corrente di questa portata. Secondo l’Unión Eléctrica (Une), l’operatore statale della rete elettrica, il servizio è stato ripristinato nelle regioni occidentali e centro-orientali dell’isola dopo la riattivazione delle centrali elettriche nei comuni di Diez de Octubre e Carlos Manuel de Céspedes. Nel frattempo, la luce è tornata anche in alcune zone dell’Avana, sebbene numerosi quartieri della capitale rimangano senza corrente. Il massiccio blackout di lunedì è stato il sesto in quasi un anno e mezzo e il primo da quando gli Stati Uniti hanno imposto un embargo petrolifero all’isola di circa 10 milioni di abitanti. Il fenomeno si deve anche alla mancanza di investimenti in un sistema già in deterioramento.
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