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Sulla Libia c’è uno scontro geopolitico in atto ogni mattina. Le protagoniste? Mia zia e la sua vicina

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La Libia è uno dei teatri di guerra dove mia zia e la sua vicina, una donna implacabile che fuma sigarette slovene con le dita sbagliate, tentano di affermare la propria egemonia. Benché in buoni rapporti diretti (ogni mattina fanno colazione insieme sulla terrazza soleggiata del Waldorf alla Balduina, di fronte alla piscina scintillante: alla fine dell’estate sembrano due Mare Maionchi di mogano), sono acerrime nemiche sul piano geopolitico: in Donbass, per dire, zia sostiene gli ucraini, mentre la vicina appoggia i russi.

In Libia facevano entrambi affari con Gheddafi in quanto azioniste Fiat, ma dopo l’intervento Nato che nel 2011, abusando del mandato Onu, lo rovesciò, adesso là i governi sono due: dietro quello di Abdul Hamid Dbeibeh, che ha sede a Tripoli ed è riconosciuto dall’Onu, c’è mia zia; dietro quello di Osama Hammad, che è a Bengasi, dove il potere militare è in mano al generale Khalifa Haftar, c’è la vicina, amante di Haftar dai tempi in cui quello soggiornava a Langey ed era un asset della Cia nei circoli libici anti-gheddafiani in esilio.

Haftar è il vero dominus regionale: con l’esercito controlla giacimenti e terminal petroliferi della Libia centrale, nonché le parti strategiche della costa mediterranea da cui partono molte rotte migratorie verso l’Europa; gestisce inoltre diverse basi militari utilizzate anche da Paesi stranieri. Al controllo militare del territorio Haftar aggiunge la repressione di oppositori e attivisti: il sistema giudiziario è ampiamente influenzato dal suo apparato di potere (grazie alle bombe Nato non c’è stato bisogno di alcun referendum costituzionale, ma non diamo idee a Nordio).

Oltre che sulla vecchia amante, Haftar può contare sulla Russia (mercenari e protezione diplomatica), sugli Emirati Arabi Uniti (finanziamenti e armi) e sull’Egitto (supporto militare e intelligence). L’altro giorno, mentre le due amiche erano nella spa dell’hotel per dei massaggi (il tempo è stato inclemente con loro, ma zia, grazie al suo chirurgo plastico, è diventata esattamente ciò che speravo diventasse: anche per questo mi dà tanto gusto venirle dentro), la vicina filo-Putin, con la sua voce di ghiaia, ha accusato zia delle esplosioni che hanno mandato alla deriva la nave metaniera russa Arctic Metagaz nelle acque territoriali di Malta. “Hai usato dei droni marini violando il diritto internazionale!” le ha urlato dal lettino non appena la discussione s’è scaldata, quasi accecandola con la saliva. “La nave russa aveva dichiarato la sua rotta e trasportava un carico metaniero dichiarato alle autorità competenti”.

Allora zia, mentre un fisioterapista che sembrava Marco Predolin, e forse era proprio lui, la massaggiava dappertutto secondo le indicazioni dello specialista (Bertozzi, il luminare dell’ortopedia che in poche sedute aveva ingobbito Andreotti, migliorandone il CX), le ha ricordato come stanno davvero le cose: “La Arctic Metagaz non era una normale nave metaniera. Sotto sanzioni britanniche e americane, era in viaggio verso Suez e si stava dirigendo col transponder spento in Libia. Sai dove sono stati ricoverati i feriti della Arctic Metagaz? A Bengasi, dal tuo amichetto Haftar. Dove Putin controlla Tobruk e altri porti della Cirenaica con gli ex-Wagner, ora Africa Corps”. “Ma il tuo Zelensky aiuta la Tripolitania esportandovi tonnellate di cereali. Facile usare quelle navi mercantili per mimetizzare gli Mbek ucraini e fargli colpire la metaniera russa. Come a dicembre con la petroliera Qendil. In questi giorni nel Mediterraneo centrale ci sono esercitazioni Nato: sottomarini, incrociatori, sistemi di terra, aerei spia, radar puntati dove navigava l’Arctic Metagaz”.

“Cosa vorresti insinuare?” “Dei droni vengono lanciati dalle acque libiche verso Malta e nessuno vede niente? Erano droni ucraini?” “Lo vengo a dire a te”, tagliò corto zia, inalando con voluttà l’odore di cipolle delle ascelle del fisioterapista.

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