È arrivata la sentenza di primo grado per la strage di Viareggio. Tra gli altri, sette anni di carcere sono stati inflitti a Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie e oggi presidente di Leonardo-Finmeccanica. I pm per lui avevano chiesto la condanna a 16 anni. Moretti, in particolare, è stato condannato in quanto amministratore delegato di Rfi, carica ricoperta dal luglio 2001 al settembre 2006, ed è stato invece assolto come amministratore delegato di Ferrovie, incarico che ricopriva al momento della strage. Anche la società Ferrovie holding è stata assolta, così come è stata stabilita l'assoluzione per Fs Logistica. Michele Mario Elia è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione, in quanto ad di Rfi all'epoca dei fatti. Stessa pena è toccata a Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia. I parenti delle vittime non hanno voluto commentare. "Il dispositivo della sentenza è troppo complesso - ha spiegato Marco Piagentini, presidente dell'associazione "Il Mondo che vorrei", che nel disastro ferroviario ha perso la moglie e due figli -, noi non siamo avvocati né giuristi, ma padri, madri, mariti, fratelli e sorelle. Non sappiamo perché da 16 anni per Moretti si sia passati a 7. Sappiamo che c'è una condanna che dimostra che nel sistema di sicurezza di Ferrovie dello Stato qualcosa non funziona. Noi lo sapevamo già e lo diciamo da sette anni. Lasciateci il tempo di capire che cosa sia successo perché noi non lo abbiamo capito". Poi ha aggiunto: "Faccio appello al presidente del consiglio, affinché si muova contro la prescrizione: il nostro dolore non va in prescrizione"La decisione di primo grado pronunciata dal Tribunale di Lucca arriva dopo sette anni e sette mesi, 140 udienze e 8 mila pagine di faldoni processuali. Trentadue persone sono state uccise mentre dormivano tranquillamente nelle loro case, mentre provavano a scappare. Erano uomini donne e bambini innocenti. Mancavano pochi minuti alla mezzanotte del 29 giugno del 2009, un treno composto da 14 cisterne cariche di gas liquido gpl entrò alla stazione di Viareggio a 90 chilometri orari. Un asse sotto a un vagone si ruppe, la cisterna deragliò e si rovesciò. I macchinisti riuscirono a fermare il convoglio e a lanciare l’allarme. Ma era già troppo tardi: il gpl azzurrino raggiunse le abitazioni. Ci fu una violenta esplosione, poi solo fiamme e distruzione. I sopravvissuti portano addosso i segni di tutto quel dolore e quella sofferenza.[[gallery 1227310]]Assenti in aula, al momento della lettura della sentenza, quasi tutti e 33 gli imputati eccellenti, accusati, assieme a nove società, in gran parte della “famiglia” Ferrovie dello Stato, a vario titolo di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, incendio colposo. Per loro la procura aveva chiesto complessivamente più di 250 anni di carcere. Presenti, invece tra il pubblico, i familiari delle vittime che, come in tutte le altre udienze, hanno lasciato vuote 32 sedie in prima fila dove sono state sistemate le magliette bianche con le foto delle vittime.