Generazione Zeta, l’apparenza dei social e lo smarrimento: «La libertà ricetta per la nostra felicità»
TRIESTE. Che rumore fa, oggi, la felicità? È questo il quesito da cui tutto parte e a cui tutto mira (o dovrebbe), ma è anche quello che trova molti impreparati. Non è tuttavia il caso dei giovani Z intervistati a Trieste, che alla domanda “vi considerate una generazione felice o infelice?” hanno restituito risposte schiette e dettagliate, dimostrando un’intima familiarità a riflettere su temi come questi.
Una generazione triste
Il parere, purtroppo, è quasi univoco: «Siamo una generazione tendenzialmente triste, con poche aspettative sul futuro – spiega la giovane Susanna Reina –. Ci viene imposto di avere prestazioni altissime nei cicli di formazione, ma allo stesso tempo sappiamo che il mercato del lavoro spesso non premia questi sforzi. C’è poi l’incertezza ambientale che pesa su di noi: il nostro modo di vivere è sostenibile o no? A quali catastrofi naturali dobbiamo prepararci? Infine, sento poca fiducia da parte degli adulti nella nostra generazione».
Ansie e preoccupazioni
Mariasofia Capoti, 19 anni, definisce la sua una generazione «felicemente e consapevolmente triste» e racconta che «moltissimi ragazzi si rifugiano oggi nella tristezza per nascondere le proprie ansie e preoccupazioni, anteponendo queste all’affermazione di se stessi nella società». Per Andrea Petrucco, l’origine di questa situazione si riscontra invece nella difficoltà ad accedere ad orizzonti ricchi di significato: «Più che infelice o felice, la nostra la definirei una generazione smarrita perché in tanti fatichiamo a trovare un scopo e un proprio ideale».
il rapporto con il digitale
Il rapporto con il digitale, soprattutto con i social network, è un’altra della cause più citate dai ragazzi come ostacolo alla serenità. Racconta Silvia Germani: «Passiamo gran parte del tempo sui social a guardare vite apparentemente ideali ma c’è gente a casa, seduta da sola nella propria camera da letto, a fissare per ore immagini di volti e storie perfette chiedendosi perché le loro sono un completo fallimento». Ludovica Albano spiega come l’abuso di Internet abbia ripercussioni in termini di curiosità: «Il digitale ci isola spesso dal mondo reale e da tutta una serie di esperienze concrete come passeggiare o vedere una città. Manca la curiosità perché tutto è a portata di click e quindi manca spesso il desiderio vero». La sua riflessione non lascia spazio ad interpretazioni: «Siamo una generazione estremamente infelice».
Tanti dubbi e poche certezze
Camilla Maffioli prova a fare un bilancio: «Siamo una generazione per il 70% infelice e il 30% felice. La maggior parte si sente estremamente perso e trascinato dai diversi stimoli, pieno di dubbi e con poche certezze. Il restante è riuscito a trovare la propria strada con i nuovi lavori sui social, soprattutto durante la pandemia».
Infine Leonardo Rodella: «Considero questa generazione infelice perché c’è una costante ricerca di beni materiali dettati dalle mode che vengono condivise sui social, ma anche felice perché nella maggioranza dei casi puoi esprimere le tue opinioni e questo ti fa sentire libero».
La libertà e la serenità
È proprio il concetto di libertà a far riemergere la felicità dalle riflessioni dei ragazzi: che possa essere questa, dunque, la chiave per accedere ad una serenità sudata ma autentica, fatta su misura per ognuno di loro? Una felicità che parte dalla consapevolezza dei nuovi bisogni dichiarati dai giovani z nelle interviste precedenti e oggi eretti a nuovi principi guida (coltivare i rapporti personali, la salute psicofisica e il tempo per se stessi), ma che richiede un impegno più ampio da parte di tutta la società, come suggerisce Giada Moro: «Credo sia necessario riscoprire oggi quanto sia prezioso essere umani, curare l’emotività e reintrodursi quindi in una società più umana, più attenta e più sana. Abbiamo emozioni e un ventaglio di caratteristiche che vengono disconosciute, di certo non adeguatamente sviluppate».

