Innalzamento del mare e cambiamento climatico: «Così la laguna di Grado e Marano si riduce»
GRADO La laguna di Marano e di Grado sta “annegando”. L’innalzamento del livello del mare e attività umane come pesca e navigazione stanno facendo gradatamente cambiare volto alla laguna trasformandola, di fatto, in una baia marina.
I canali stanno scomparendo a causa dell’accumulo di sedimenti, mentre le tipiche forme di isolotti e barene sono sempre più erose dal moto ondoso. Il paesaggio lagunare, «non c’è dubbio, sta cambiando. E senza interventi di mitigazione e adattamento in futuro la laguna potrebbe annegare», avverte Giorgio Fontolan, docente di Geoscienze dell’Università di Trieste e coordinatore del Coastal Group che - in collaborazione con l’ateneo di Udine, la Regione e Arpa Fvg - dal 2010 monitora le dinamiche in atto nell’ambiente lagunare, fornendo ai decisori politici indicazioni utili a pianificare progetti per difendere un ecosistema «prezioso quanto fragile».
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I dati
Che la laguna sia in erosione è un fenomeno testimoniato anche dai dati batimetrici dal 1954 a oggi: «Le forme tipiche lagunari hanno subìto importanti mutamenti dalla metà del secolo scorso, spesso a causa dell’attività antropica - spiega Fontolan -. Oggi la loro esistenza è minacciata soprattutto dall’innalzamento del livello del mare associato al cambiamento climatico: si assiste, in particolare, a una semplificazione delle morfologie lagunari come canali, velme e barene, che si modificano, si riducono e spesso scompaiono».
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Le barene
Le barene sono distese piatte, a qualche decina di centimetri sopra il medio mare, in cui l’afflusso di acqua viene regolato dalle maree che naturalmente disegnano canali stretti e tortuosi. Si tratta di «strutture preziose per il ruolo ecologico che svolgono - evidenzia Annelore Bezzi, ricercatrice nel gruppo che ha condotto lo studio -: ospitano una fauna particolare, favoriscono il ricambio idrico e modulano l’azione delle onde». Purtroppo, però, questi fragili ecosistemi stanno scomparendo: dal 1954 a oggi l’estensione delle barene si è ridotta del 16%, ossia di circa 144 ettari. Ben peggiore è la perdita osservata per le velme, ovvero «i fondali lagunari a bassa profondità e per questo maggiormente soggetti agli effetti erosivi delle correnti di marea e del moto ondoso»: dal 1964 risulta una riduzione di estensione del 45,9%, circa 2.672 ettari.
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La marinizzazione
Il vero colpo d’occhio per i pescatori è tuttavia la scomparsa dei canali secondari. Il processo viene definito di «marinizzazione» e, secondo i due ricercatori, rischia di far «annegare» la laguna. In che modo? A causa dei sempre più frequenti allagamenti dovuti al cambiamento climatico, «l’acqua entra ed esce dalla laguna in modo generalizzato e non più limitato ai soli canali - spiega Fontolan -. In questo modo viene meno la loro funzione di regolare i moti di marea: la velocità della corrente si riduce, favorendo l’accumulo di detriti fangosi».
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Sedimenti a loro volta prodotti dal rimaneggiamento dei bassi fondali, sempre a causa dell’innalzamento del mare: «Man mano che aumenta il battente d’acqua - continua Bezzi -, le onde generate dal vento e dal traffico marittimo tendono a erodere in modo più efficace i fondali lagunari e i bordi delle barene. I detriti così prodotti finiscono per accumularsi nei canali, riempiendoli». È come se la laguna stesse diventando una baia marina: i canali diventano sempre più bassi e, venendo meno il ricambio idrico, l’acqua diventa più calda e salata, mettendo a repentaglio gli habitat a canneto, oltre a minacciare la sopravvivenza di alcune specie ittiche.
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Processo da rallentare
La laguna di Marano e Grado, concludono i ricercatori, «sta cambiando rapidamente, ma è possibile rallentare questo processo». Lo studio del gruppo di ricerca ha spinto la Regione a elaborare un piano di gestione che descrive possibili misure a tutela della laguna, già riconosciuta come sito Natura 2000: monitorare navigazione e attività di acquacoltura, limitare la pesca dei molluschi bivalvi alla sola tecnica a mano, evitare di ripulire reti da pesca in prossimità delle sponde degli isolotti. Infine, prendendo a modello la laguna veneta, non è da escludere la realizzazione di barene artificiali recuperando i sedimenti fangosi erosi, o altri sistemi di contenimento dell’erosione, come i dossi subacquei.
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