Stalking all’insegnante di ballo, ci fu anche un’aggressione: udinese condannato a un anno e sei mesi oltre al risarcimento di 3 mila euro
UDINE. Ce l’aveva in particolare con la madre dell’insegnante di ballo dell’associazione con cui aveva a propria volta collaborato e non perdeva occasione per farglielo sapere: a suon di messaggini, sul suo cellulare, e anche di mail, indirizzandole pure ad altri partecipanti ai corsi di danza di volta in volta organizzati.
Uno stalker in piena regola, insomma, che un bel giorno, di rientro da Londra, gli si era presentato alla porta e, al culmine di un’accesa discussione, lo aveva aggredito, procurandogli lesioni giudicate guaribili in sette giorni. E che, solo due settimane prima, aveva deciso di condividere le sue esternazioni con una platea più ampia e inviato così una mail ancora più pesante anche ad altre cooperative e associazioni di volontariato. Con il risultato di avere collezionato l’ulteriore accusa della diffamazione per avere dipinto madre e figlio come due truffatori.
Approdato in tribunale, il caso si è chiuso lunedì 17 luglio con la condanna di Andrea Beltrame, 47 anni, di Udine, a 1 anno e 6 mesi di reclusione, e al risarcimento di 3 mila euro, a titolo di danni morali, alla persona offesa, costituitasi parte civile con l’avvocato Patrizia Fiore.
La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Mauro Qualizza, che ha subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena alla partecipazione dell’imputato a un percorso di sostegno per persone condannate per atti persecutori.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Paolo Florio e Donatella Casini, aveva concluso per l’assoluzione, insistendo sulla situazione di «labilità» dell’assistito - che tuttavia, nonostante la loro istanza e la disponibilità del giudice, aveva rifiutato di farsi sottoporre a perizia psichiatrica - e tentando di ridimensionarne la portata degli scritti, in quanto «disorganizzati e puerili».
I fatti si riferiscono al periodo successivo al suo rientro in Italia, nel novembre del 2019. È da quel momento che l’insegnante si sente minacciato dai toni «sempre più aggressivi e deliranti», spiega l’avvocato Fiore, dei suoi messaggi e inizia a temere per sé e la propria compagna.
Tutt’altra la versione dell’imputato, anche rispetto alla lite. «La parola dell’uno contro quella dell’altro», aveva osservato la difesa, sollevando dubbi anche rispetto all’ansia determinata da mail «che – aveva evidenziato – è stata la stessa persona offesa a riferire che neppure leggeva». —

