Sparisce la denominazione “stadio Friuli”, per la Lega Serie A è solo «Bluenergy stadium»
UDINE. Per la Lega Serie A ci sono pochi dubbi. La denominazione dello stadio in cui l’Udinese disputa le proprie gare interne è «Bluenergy stadium», come da accordo di sponsorizzazione (in gergo tecnico naming rights, ovvero diritti di denominazione) sancito soltanto mercoledì tra il club friulano e la multiutility.
Dalla documentazione della massima lega calcistica nazionale è sparito, insomma, ogni riferimento al nome ufficiale dell’impianto dei Rizzi, ovvero stadio Friuli. Lo si apprende dal sito della Lega Serie A, dove al contrario di quanto avveniva fino a pochi mesi fa, al nome commerciale dello stadio non è affiancato quello con cui l’impianto venne ribattezzato il 3 marzo 1978 con una delibera del Consiglio comunale del capoluogo friulano, che in quella maniera volle rendere omaggio alle vittime dei terremoti di due anni prima e soprattutto a quanti si adoperarono per la ricostruzione. Non una scelta obbligata, visto che, ad esempio, lo stadio di Reggio Emilia è indicato con la doppia denominazione di «Mapei Stadium - Città del Tricolore».
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Mercoledì, prendendo la parola nel corso della presentazione della rinnovata partnership tra Udinese e Bluenergy, il sindaco Alberto Felice De Toni aveva evidenziato come «lo stadio resta Friuli nella denominazione, alla quale viene affiancata quella commerciale». Un’affermazione a cui aveva fatto eco il vicepresidente della Regione, Mario Anzil: «Positivo che la denominazione originale stadio Friuli resti affiancata da quella commerciale per evidenziare il legame con il territorio».
A distanza di neppure ventiquattro ore le certezze sembrano meno granitiche. «L’Udinese deve aver fatto confusione nel trasmettere la comunicazione della nuova denominazione dello stadio alla Lega Serie A», commenta caustico l’ex sindaco Pietro Fontanini, oggi in Consiglio comunale.
«Giova ricordare che il contratto con cui il Comune ha concesso per 99 anni l’impianto dei Rizzi all’Udinese riporta chiaramente la denominazione dello stadio, che è inequivocabilmente Friuli. Il club bianconero può certamente affiancare un nome commerciale, ma senza omettere quello ufficiale», aggiunge l’ex primo cittadino, che ricorda di aver «mandato a suo tempo a tv e giornali nazionali una diffida affinché negli articoli e nelle telecronache lo stadio venisse chiamato con il proprio nome», aggiunge Fontanini, ricordando che «il 99 per cento dei friulani vuole che lo stadio continui a chiamarsi Friuli, denominazione che costituisce un patrimonio storico e identitario da preservare». E per fare questo l’opposizione consiliare è pronta a chiedere alla giunta «che vigili maggiormente su questa situazione». Una querelle che si protrae dal primo accordo per il naming, con Dacia, e che portò Udinese e Comune a fronteggiarsi in tribunale, fino alla Cassazione, anche per le misure delle insegne posizionate all’esterno dell’impianto.
Molti sono i tifosi dell’Udinese pronti a spendersi per tutelare lo storico nome dell’arena dei Rizzi. Tra loro anche l’irriducibile Paolo Di Bernardo, che nel 2015 piazzò il suo furgone - tappezzato di manifesti - sotto Palazzo D’Aronco, chiedendo alla giunta comunale di «non svendere i nostri valori». Una protesta solitaria che ebbe gli effetti sperati (il nome Friuli fu affiancato a Dacia Arena), ma che gli procurò anche qualche noia giudiziaria.

