Sammy Basso si scopre scrittore e rilegge con fantasia il mito di Antenore
Quando il mito sembra aver esaurito la sua forza, quando sembra che la vecchia epica sia stata messa da parte, ecco che rinasce in altre forme, si plasma secondo nuovi intenti, esce dalle antologie scolastiche e diventa romanzo, teatro, danza, cinema. Dall’Iliade di Baricco alla “Circe” di Madeline Miller fino alle decine di riscrittura in forma drammatica o comica (l’ultimo è Enrico Brignano) la mitologia greca continua a essere materia fertile in cui pescare storie.
La sfida è non ripetere, trovare nuovi personaggi e nuove angolature e con questa sfida si è cimentato ora il vicentino Sammy Basso, che mettendo da parte i suoi studi di biologia, il suo impegno divulgativo sulla progeria di Hutchinson-Gilford, la sua testimonianza sociale, si è avventurato in una trilogia epica, di cui arriva ora in libreria il primo volume. Per questa impresa, che ha richiesto anni di studio e di scrittura, Sammy Basso è partito dai suoi luoghi. Schio dove è nato, Padova dove ha studiato; e così il punto di vista che adotta è quello di Antenore, il mitico fondatore di Padova, colui che avrebbe portato gli “eneti” coloro che abitavano “Il paese delle mule selvagge”, come dice Omero, fino all’Alto Adriatico.
“Antenorea” si intitola non a caso la trilogia e quello che è ora in libreria, edito con la consueta eleganza da Ronzani, è il primo volume “Il Consigliere di Priamo” (p. 283, 18 euro).
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Ora, raccontare la storia di Antenore ha due difficoltà fondamentali, la prima è che del personaggio si conosce veramente poco, se non pochissimo. La seconda è che quel poco è anche contraddittorio, per cui se nel testo omerico la caratterizzazione è sostanzialmente positiva perché Antenore è saggio uomo di pace, in poemi postomerici, ripresi anche da Dante, è invece un traditore, colui che avrebbe permesso ai greci (Ulisse e Diomede) di impadronirsi del Palladio, la statuetta che proteggeva la città di Troia. In più ci sono da combinare tante fonti diverse, con Iliade e Odissea in testa, l’Eneide che viene subito dopo, ma anche materiali medievali che riprenderebbero (il condizionale è d’obbligo) opere più antiche. Senza contare la necessità di fare anche un po’ di conti con la storia documentata dei Paleoveneti, che contraddice in buona parte il mito, ma non in parte può conviverci.
Ecco che allora Sammy Basso ha provato a tenere insieme tutto questo, armonizzandolo in una narrazione che affida alla invenzione ciò che neppure il mito è riuscito a tramandare. In questo primo volume la storia raccontata è sostanzialmente quella della Iliade, in particolare dall’undicesimo libro in poi. Ma il punto di vista è diverso, perché è quello dei Troiani, di Antenore e dei suoi figli, Agenore in primo luogo. Le battaglie dunque hanno spesso un’ottica rovesciata, ma soprattutto cominciano a inserirsi nella storia elementi e personaggi che rimandano al futuro, come per esempio il personaggio di Reitia che chiaramente anticipa la svolta veneta.
Sammy Basso racconta con passione, abbandonandosi al fascino dei nomi, degli oggetti, delle genealogie, ma cerca anche di dare sostanza psicologica ai personaggi, con in più un tocco fantasy che gli permette una libertà che il mito talvolta non ha.

