Non solo i Punti nascita, l’intero sistema sanitario regionale va modificato: «Nessuna riforma, bisogna riprogrammare l'esistente»
UDINE. «Nascere a San Vito non è più sicuro, bisogna intervenire». L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, facendo proprie le parole del primario del Punto nascita sospeso – è stata lei a chiedere al direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli occidentale, Giuseppe Tonutti, di sospendere il servizio – mercoledì 22 novembre, in commissione Salute, ha detto chiaramente che l’intero assetto del sistema va modificato.
Non solo la rete dei Punti nascita ormai sovrastimata. «Per rispondere alle nuove esigenze della società – avverte l’assessore –, non serve una nuova riforma ma la riprogrammazione dell'esistente».
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La riorganizzazione
Riccardi sta mettendo a punto un progetto con i tecnici di Agenas, l’Azienda nazionale per i servizi sanitari, e con alcuni esponenti di riconosciuto rilievo della sanità regionale. «Elaboreremo un progetto sul quale misurarci – ha proseguito l’assessore –: quello sarà il momento in cui capiremo la vera volontà di fare quel che serve o lasciare che, inevitabilmente, i servizi continuino a costare di più e a rispondere di meno».
Le mozioni
Rispondendo alle mozioni presentate dai consiglieri pordenonesi Nicola Conficoni (Pd) e Marco Putto (Patto-Civica) per tentare di contrastare la sospensione del Punto nascita, l’assessore ha anticipato poco sulla sanità del futuro, non ha neppure detto quando e se sarà sospesa il Punto nascita di Latisana dove, stando alle proiezioni, quest’anno il bilancio chiuderà con 482 parti, quando il minimo è 500.
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Solo le stime sul Punto nascita di Tolmezzo sono inferiori (301), ma qui entra in gioco la dislocazione geografica grazie alla quale permane la deroga. E a chi lo accusa di aver privilegiato il Punto nascita privato accreditato del policlinico San Giorgio, dove è stata trasferita l’attività di San Vito, nell’attesa che venga completata la realizzazione del nuovo ospedale di Pordenone, Riccardi ha ricordato all’opposizione che ad autorizzare l’apertura del Punto nascita privato è stato il centrosinistra.
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Togliendosi questo sassolino dalla scarpa, l’assessore ha assicurato che la sospensione è arrivata dopo aver percorso tutte le strade, compresa quella dei medici a gettoni che ha dimostrato di non funzionare.
Ma Conficoni e Putto hanno ricordato a Riccardi e al presidente Massimiliano Fedriga, quanto si siano spesi in campagna elettorale per assicurare che il Punto nascita di San Vito non avrebbe chiuso.
Il personale
La carenza di personale è uno dei punti su cui si è soffermato l’assessore ricordando che i due ginecologi neo assunti dall’Asfo hanno scelto Pordenone come sede: «Se fossero stati destinati a San Vito non avrebbero accettato l’incarico».
L’assessore si è schierato al fianco dei medici e del direttore generale perché «di fronte a dichiarazioni tecniche precise e inconfutabili compiute dal primario, è stato messo di nuovo in atto uno scontro di parte».
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Scontro – sono sempre le parole dell’assessore – sfociato «nelle minacce ai medici che sostengono queste decisioni, professionisti ai quali ho espresso la mia solidarietà». I toni e le esternazioni susseguite nei giorni scorsi, «creano solo tensioni e non aiutano a trovare soluzione alla riduzione delle nascite e all’assenza di medici che possano garantire la sicurezza alle mamme e ai bambini».
Riccardi è convinto che «l’organizzazione del servizio sanitario non è più solo un problema di soldi e personale. Di questi temi se ne parla da decine di anni, dal momento che stiamo ancora discutendo dei contenuti di una legge regionale del 1995».
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Il riferimento di Riccardi va alla riforma Fasola la cui bontà è stata riconosciuta fuori tempo massimo. «Se si vuole governare il problema, la vera questione è decidere una volta per tutte ciò che va fatto veramente o lasciare tutto nell’indecisione oppure alla scelta della piazza, sapendo già come andrebbe a finire».
Negli ultimi 10 anni i parti sono diminuiti di più del 25 per cento, mentre i Punti nascita sono rimasti gli stessi. Analogo il caso dei posti letto nelle strutture residenziali per non autosufficienti a fronte dell’aumento dell’età media della popolazione: «Qualcuno pensa di garantire le cure sapendo che le risorse umane e finanziarie non sono infinite?» ha chiesto l’assessore non senza far notare di aver «assistito a un dibattito politico che si è trasformato in macelleria sociale.
È evidente che Barabba, nella contabilità delle preferenze del singolo, garantisce un rendimento maggiore».

