La stretta del Maap dopo i casi di caporalato: «Ma qui non è il far west»
«Qui non è il far west». Lo dice chiaro il presidente del Maap Mario Liccardo, al termine del cda che ha esaminato la vicenda dei casi di caporalato tra i lavoratori di una cooperativa al servizio di un grossista che opera all’interno del mercato agro-alimentare di corso Stati Uniti. Così come il vicepresidente Francesco Timperi, rappresentante proprio dei grossisti, aggiunge: «Non è che un caso può mettere in ombra tutti coloro che lavorano onestamente e che creano ricchezza per la città». Detto questo, il cda si affida a scelte collegiali per affrontare la situazione. Attraverso un atto concreto e una richiesta ai soci pubblici (Comune e Camera di commercio).
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Revisione degli strumenti. «Siamo arrivati qui da poco, da quattro mesi e mezzo – spiega il presidente Liccardo a nome di tutto il cda – Ma vogliamo impegnarci a migliorare. Stiamo facendo una revisione a 360 gradi su quelli che sono gli strumenti amministrativi che abbiamo: dallo statuto, al regolamento al codice etico. Vogliamo capire come correggere eventuali punti deboli del sistema». Mette le cose in chiaro anche Dora Rizzardo, avvocata del lavoro che siede nel cda in quota Coalizione civica: «C’è un tema da affrontare che è quello della dignità del lavoro – chiarisce – È importante costruire una struttura che prevenga qualsiasi fenomeno di deviazione rispetto alle norme in tema di lavoro sicuro e dignitoso».
Potenziamento della struttura. C’è anche un altro caso, sollevato dal presidente, che ha voluto schierare l’intera struttura del Maap in conferenza stampa: «Siamo noi 5 del cda, più i 3 del collegio sindacale. Con cinque dipendenti e un direttore generale – afferma Liccardo – Va posto il tema del rafforzamento strutturale con la necessità di assumere più dipendenti che gestire una struttura dove si produce dai 350 ai 370 milioni di euro, con un bilancio di 5 milioni e mezzo».

