Panzano e la sua “agraria” simbolo operaio di Monfalcone: «Non mancava nulla, solo i soldi del gelato»
MONFALCONE. In via dell’Agraria scorrono i mezzi pesanti diretti e provenienti dal cantiere navale e dallo stabilimento di Nidec Asi. Le automobili viaggiano alla ricerca di un parcheggio o dirette alle società nautiche e remiere affacciate sul bacino di Panzano. Forse solo chi percorre a piedi la zona verde che la costeggia, parte del parco dedicato al papà della vela monfalconese, Adelchi Pelaschier, nota le costruzioni d’epoca incluse nel perimetro dello stabilimento Sbe Varvit. Quanto resta dell’”agraria” del cantiere navale dei Cosulich, pensata e capace di rifornire la mensa dello stabilimento e degli empori del villaggio operaio.
Un pannello per ricordare
«Forse meriterebbe ricordare la sua storia con un pannello lungo la passeggiata compresa tra il quartiere e la Svoc», osserva Livio Tonini, indicando la casa, ancora esistente, in cui è nato nel 1947, assieme alle sue due sorelle. La sua famiglia arrivava dalla Bassa Friulana, come quelle degli altri mezzadri, ma anche del direttore dell’azienda agricola, Domenico Rizzatti, che poi dal 1957 e il 1958 fu sindaco democristiano di Monfalcone. È un altro mondo quello che Tonini racconta, ricordandolo con gli occhi del bambino cresciuto nell’”agraria”, dove «mancava nulla, perché c’erano frutta e verdura di ogni tipo, animali da cortile, se non i soldi». Anche quelli per prendere un gelato. «Tanto che mio padre ci diceva: “Adesso andiamo a vedere che mangiano il gelato in centro” – dice Tonini –. Cose impensabili ora». Come il fatto che la forza motrice ancora all’inizio degli anni ’50 fosse rappresentata in prevalenza da cavalli, usati anche per trainare i carichi diretti al cantiere e poi soppiantati nell’”agraria” con il reimpiego di due jeep, alimentate a gas, lasciate in eredità dall’esercito alleato. «Mi ricordo che il signor Cosulich, forse Alberto, venne un giorno, penso fosse all’inizio degli anni ’50, a casa nostra con Rizzatti – racconta ancora Tonini, che da anni vive a Pieris con la famiglia – per chiedere a mio padre se preferiva che fossero messe le piastrelle a terra o fatto il bagno all’interno. Mio papà disse che sceglieva le piastrelle. Avevamo il pavimento in cemento grezzo e le piastrelle avrebbero permesso di tenere pulita la casa».
L’azienda agricola, un mondo chiuso
L’azienda agricola, un mondo chiuso, in cui poteva entrare solo chi ci lavorava e abitava («tanto che per giocare con gli altri bambini si doveva uscire»), di fatto cessa l’attività negli anni ’60. «Quando poi alla fine dello stesso decennio è stato fatto il bacino nel cantiere navale, sono stati demoliti il grande magazzino a “L” e la stalla per usare le travi di legno lunghe 15 metri per armarne la nuova costruzione», aggiunge Tonini, che è stato prima barbiere, come apprendista dai 14 anni e quindi aprendo un suo negozio a Turriaco, e poi dipendente dell’Ansaldo. «I miei hanno abitato fino al 1978 nella stessa casa, che non era più in buone condizioni, accettando il trasferimento in via Bonavia», prosegue Tonini, che l’”agraria” l’aveva lasciata già dal 1971, con il matrimonio. «Adesso – aggiunge – siamo rimasti in sette dei bambini nati nell’”agraria”». Quelli che andavano a giocare lungo la pista degli aerei o a pallone nel campo dove ora si trova il parcheggio vicino alla Svoc e un tempo si faceva vedere Narciso Zeleznik, il protagonista delle pagine più epiche del calcio monfalconese del secondo dopoguerra.

