L’indignato speciale
Questo articolo è pubblicato sul numero 12 di Vanity Fair in edicola fino al 23 marzo 2021
Nell’ottima Piazzapulita, il programma di Formigli in onda il giovedì sera su La7, uno spazio fisso è dedicato a Stefano Massini, pluripremiato e pluriabbronzato drammaturgo assurto ai massimi onori con la sua Lehman trilogy, la storia dei banchieri che rappresentarono fortuna e decadenza del capitalismo. L’opera fu adottata e messa in scena dal grande Ronconi e da lì vennero molti altri spettacoli e romanzi, e rubriche, e ospitate.
Fino al ruolo fisso in tv: da indignato speciale. Massini infatti invece che gioire dell’enorme successo sembra preda di un climax di eccitato infastidimento: si indigna infatti per tutto, anzi contro tutto. Nelle ultime puntate ha protestato sempre più veementemente contro: la chiusura dei teatri; le persone indifferenti; i centri commerciali che hanno sterminato i contadini; ultimo, il caso di Lara Lugli, la pallavolista citata per danni per essere rimasta incinta. Lì si è messo addirittura un cuscino sotto il maglione a mo’ di pancia (imitando inconsapevolmente la Bertè del Sanremo 1986). Insomma, battaglie sacrosante, sia chiaro, ma lui lo ammette proprio,«io vivo di irritazione, io vivo di indignazione!». Salta fuori dalle quinte, guarda fisso l’obiettivo e, con l’occhio spiritato, zac, si indigna. Massini è uno Scanzi più abbronzato, stesso look rockettaro, stesso accento toscano, stesso numero di bracciali e anelli, ma un po’ più intellettual-teatrale (e poi almeno Scanzi quasi sempre ce l’ha solo con Renzi, invece i motivi dell’indignazione di Massini sono, potenzialmente, e tragicamente, infiniti).
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